Eleonora Bottaro, in sentenza dipinta come alienata. “Diamole voce”

Eleonora è morta di leucemia a 17 anni dopo aver rifiutato la chemioterapia. I genitori sono stati condannati a due anni in primo grado per omicidio colposo
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ROMA – Se c’è un tratto comune a tutte le ricostruzioni e alla corrida delle opinioni sulla vicenda di Eleonora Bottaro, morta di leucemia il 29 agosto del 2016, dopo aver rifiutato la chemioterapia, è che i suoi 17 anni e mezzo di vita non sono mai i protagonisti del dibattito ed Eleonora non puo’ raccontarsi più. Per ricordarla abbiamo provato a contattare i genitori, Lino Bottaro e Rita Benini, condannati a due anni in primo grado, dal Tribunale di Padova, per omicidio colposo e per loro ha parlato con DireDonne l‘avvocato che li difende, Raffaella Giacomin, e che ricorrerà in appello: “Le sentenze si rispettano, ma questa presenta numerosissime lacune. Mancano pezzi di storia e di Eleonora”.

La giudice Marina Ventura in sentenza ha condannato i genitori per “aver rifiutato le cure per la figlia. L’ordinamento non pone il diritto di vita o di morte dei figli nelle mani dei genitori, al contrario i genitori sono custodi della vita dei figli“. Sempre la giudice ha accusato i genitori di aver provocato la morte della figlia per “colpa, negligenza, imprudenza e imperizia fornendo alla ragazza una falsa rappresentazione della realtà sulla gravità della malattia e sui rimedi non scientifici – il cosiddetto metodo Hamer: vitamine e cortisone invece di chemioterapici – “da loro proposti per guarire”.

Raffaella Giacomin ha voluto riposizionare il caso di Eleonora: “Nella sentenza manca proprio Eleonora, viene dipinta come alienata da questo padre che sembra Mefistofele. I genitori hanno sempre scelto una condotta di riserbo e attendiamo i termini dell’appello, ma voglio intanto dare un messaggio. Si trovano a vivere in una situazione penosa e mortificante: nella sentenza non hanno ritrovato né la loro vita, né Eleonora, né corrispondenza tra quello che è successo e quanto riportato dai giudici. Sembra si riferisca a un altro fascicolo. Questa sentenza li ha lasciati in una profonda amarezza: hanno avuto la sensazione si trattasse di un’altra storia. Ricordiamoci che un anno prima erano stati prosciolti da ogni accusa. Eleonora ha rifiutato le cure, ha scritto lettere ai compagni, ha reso dichiarazioni da sola davanti ai giudici: questo pezzo manca completamente. Dobbiamo essere umili, toglierci i condizionamenti. Eleonora è stata dipinta come alienata. Ricordiamoci che aveva 17 anni e mezzo”. 

Il tutore nominato dal Tribunale dei minorenni aveva infatti sostenuto che Eleonora “fosse un ‘grande minore’, un soggetto maturo, in grado di esprimere il proprio consenso”. Il ricorso della Procura era stato successivamente accolto e si e’ quindi arrivati cosi’ al rinvio a giudizio e allo stato attuale del procedimento giudiziario. La giudice e’ giunta ad una conclusione: “Eleonora voleva vivere, voleva andare in vacanza, voleva avere 4 figli, voleva studiare” ha scritto. Eppure l’avvocato Giacomin ha ribadito che la “sentenza parla di un’altra storia e che in quelle pagine mancano le volontà di Eleonora”. 

Di questa storia rimane, oltre alle tante domande che pone ad ognuno, la difficolta’ di avere un ricordo univoco di Eleonora e di ricostruire la sua maturita’ e consapevolezza. Chi era questa ragazza? La giovane donna descritta in questa sentenza o “il grande minore capace di determinarsi”? Ricordiamo che nel momento in cui era minorenne e rifiutava le cure, Eleonora Bottaro non e’ stata sottoposta ad un ‘compulsory treatment’ e che la giudice Valeria Zancan del Tribunale per i minorenni, interpellato dai sanitari, aveva rigettato la richiesta di trattamenti sanitari obbligatori. Quindi per la giustizia chi e’ Eleonora Bottaro? Quella alla quale non e’ stato imposto il trattamento sanitario o quella di questa ultima sentenza? I genitori attraverso l’avvocato Giacomin hanno fatto sapere che non si arrenderanno: “Non ci fermeremo- hanno detto- Daremo voce ad Eleonora”. Una ragazza che in una manciata di mesi ha ricevuto la peggiore diagnosi, nel febbraio 2016; ha compiuto 18 anni il 14 agosto e il 29 agosto dello stesso anno, appena pochi giorni dopo, e’ morta, lasciando tante domande e diventando da subito un caso “di cui sentiremo parlare ancora”. Ne e’ convinta l’avvocato Raffaela Giacomin, che ha ribadito: “In questa sentenza Eleonora non c’e’“.

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18 Settembre 2019
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