VIDEO | Tumore della pelle a ‘cellule squamose’, l’identikit per fermarlo

Esperti ai giovani: "Proteggersi dal sole"; atteso ok a Cemiplimab
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MILANO – Offrire un identikit per scoprire e contrastare un particolare tipo di tumore alla pelle, il carcinoma cutaneo a cellule squamose, curabile nel 97% dei casi, ma molto pericoloso in fase avanzata. Questo l’obiettivo del convegno di oggi a Milano, organizzato da Sanofi Genzyme e dedicato al carcinoma cutaneo a cellule squamose (CSCC) o ‘spinocellulare’, un cancro della pelle non melanomatoso poco conosciuto che, se non trattato, ha un notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti. Da qui la centralità della prevenzione e di regole, anche semplici, per proteggersi e riconoscerlo ai primi stadi.

COME SI MANIFESTA QUESTO TIPO DI TUMORE

Ne parla Iris Zalaudek, direttrice della Clinica dermatologica dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste e presidente dell’International Dermoscopy Society. “Questo tipo di tumore spesso si manifesta sulla pelle con macchie rosse squamose sulle zone cronicamente fotoesposte e anche molto visibili”, spiega Zalaudek citando viso, come cuoio cappelluto, orecchie, collo, braccia o gambe.
Si tratta, prosegue, di una malattia causata dalla proliferazione maligna di cellule cheratinizzanti dello strato più esterno della pelle (l’epidermide) e si presenta inizialmente sotto forma di placche, noduli o lesioni verrucose o anche con un’ulcera sanguinante, indolore, ma che non cicatrizza.

CHI SONO I SOGGETTI COLPITI E LE CAUSE DEL TUMORE

A essere colpiti sono soprattutto soggetti sopra i 60 anni, maschi e fototipi molto chiari. La causa che pesa maggiormente è una prolungata esposizione al sole, oltre a fattori di predisposizione genetica. Quindi: “La fotoesposizione del passato apre la strada alla formazione di questo tumore. Il messaggio deve essere indirizzato soprattutto a persone giovani, che devono adottare la fotoprotezione, almeno ’30’ o ancor meglio ’50’, e evitare la fotoesposizione prolungata o esaustiva con bruciature ed eritemi solari“, dice Zalaudek. A aumentare il rischio è evidentemente anche l’esposizione eccessiva a lampade abbronzanti. Importante è poi fare controlli medici, preventivi e alle prime avvisaglie di macchie sospette o noduli.

LE TERAPIE

“Oggi- sottolinea Zalaudek- è possibile intervenire immediatamente attraverso l’asportazione chirurgica degli stadi iniziali o implementare strategie terapeutiche corrette negli stadi avanzati: la dermatoscopia consiste infatti in un esame non invasivo che consente di identificare i criteri morfologici altrimenti non visibili a occhio nudo”.

Facilmente gestibile nelle forme precoci, il CSCC diventa particolarmente difficile da trattare quando progredisce: è il secondo tumore della pelle non melanomatoso per incidenza ma il primo per mortalità. Oltre alla forma localmente avanzata, il carcinoma cutaneo a cellule squamose avanzato può generare metastasi nei linfonodi regionali e successivamente svilupparsi anche in siti distanti dalla lesione iniziale.

Nelle fasi avanzate diventa particolarmente aggressivo, tanto da rappresentare una vera e propria sfida in termini terapeutici: spesso chirurgia e radioterapia non sono risolutive oppure non praticabili a causa dell’estensione del tumore o dello stato di salute del paziente. Oggi una nuova speranza è rappresentata dall‘immuno-oncologia, quel ramo dell’oncologia che attiva e stimola il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali.

“Una vera e propria svolta terapeutica per quei pazienti che non hanno risposte efficaci”, spiega Paolo Bossi, professore di oncologia medica dell’Università di Brescia, che cita scoperte come il nuovo anticorpo monoclonale anti-Pd1, il Cemiplimab, farmaco sviluppato da Sanofi e Regeneron, “oggi il più studiato per questo tipo di malattia”. Queste cure, precisa Bossi, che “ci permettono di andare a attaccare questa malattia studiando il modo con cui questa malattia si sviluppa” e “consentono al sistema immunitario del paziente di attaccare le cellule tumorali”.

Approvato lo scorso luglio dall’agenzia europea del farmaco (Ema), il Cemiplimab è in attesa delle autorizzazioni da parte dell’agenzia italiana del farmaco (Aifa), che impiegherà almeno un anno a dare il via libera alla commercializzazione nel Paese. Al momento è possibile usufruire dei nuovi farmaci tramite la formula del cosiddetto “uso compassionevole”, ma, senza approvazioni legislative, non è evidentemente sostenuta dal Sistema sanitario nazionale. L’auspicio dei pazienti così come degli addetti ai lavori è dunque che il Cemiplimab arrivi al più presto in Italia, dove si stimano i casi siano circa 11.000.

Il CSCC è una patologia che ha un impatto importante anche dal punto di vista economico sul Sistema sanitario nazionale, anche perché se non trattato, il carcinoma cutaneo a cellule squamose progredisce con lesioni sempre più grandi e profonde che possono avere un impatto fortemente negativo sulla qualità di vita dei pazienti. Le modifiche all’aspetto fisico, dovute al tumore stesso oppure agli interventi chirurgici effettuati per rimuoverlo, possono infatti portare a sentimenti negativi, come mancanza di fiducia in se stessi, poca autostima, difficoltà nelle interazioni sociali, ansia e isolamento sociale.

Citando l’analisi dell’Economic evaluation and Hta, è stato possibile stimare il costo sostenuto dal Sistema sanitario nazionale per la gestione ed il trattamento dei nuovi pazienti con diagnosi di CSCC in Italia, dichiara Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria Università di Roma Tor Vergata: per un paziente con diagnosi avanzata di CSCC in Italia tra i 3.200 e 3.500 euro all’anno, pari al il 36% in più rispetto a un paziente con CSCC resecabile chirurgicamente.

“In assenza di terapie efficaci subentrate solo di recente, il sistema sanitario nazionale sta spendendo soldi ma senza avere un ritorno in termini di miglioramento del paziente- precisa Mennini-. In più questi pazienti non migliorando diventano eligibili alle prestazioni che fornisce l’Inps, e quindi si aggiunge la spesa a carico del sistema previdenziale, oltre che sanitario”. Per Mennini una corretta identificazione e monitoraggio della patologia “consentirebbe una gestione precoce dei pazienti, così da poterli curare con trattamenti innovativi ed efficaci in grado di migliorare la loro salute e permettere al Sistema sanitario nazionale di gestire efficacemente nel tempo, i costi”.

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18 Settembre 2019
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