Rifiuti a Roma, la regione Lazio boccia la discarica di Pian dell’Olmo

Dalla Regione arriva uno stop che, salvo clamorose sorprese, rappresenta la pietra tombale sul progetto di discarica a Pian dell'Olmo
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ROMA – L’ipotesi di una discarica a Roma nella località di Pian dell’Olmo, ai confini col Comune di Riano, sta per tramontare. Dopo i no di Roma Capitale e Città metropolitana sul tavolo della conferenza dei servizi, indetta dalla direzione regionale Rifiuti, arriva uno stop che, salvo clamorose sorprese, rappresenta la pietra tombale sul progetto della società Torre di Procoio per un invaso dove vorrebbe smaltire 700mila mc di scarti del trattamento dei rifiuti indifferenziati di Roma.

L’area Urbanistica, Copianificazione e Programmazione negoziata Roma Capitale e Città metropolitana della direzione regionale per le Politiche abitative e la Pianificazione territoriale, paesaggistica e urbanistica ha dato parere negativo all’istanza della società riconducibile al gruppo abruzzese Maio, nell’ambito della conferenza dei servizi che dovrà decidere se autorizzare o meno l’impianto.

“La scrivente direzione regionale, limitatamente alle proprie competenze urbanistiche, paesaggistiche e ambientali, esprime il proprio dissenso al progetto della Torre di Procoio srl per inammissibilità paesaggistica, non risultando allo stato procedibile la deroga paesaggistica”, si legge nel parere visionato dall’agenzia Dire e protocollato in data odierna nel registro ufficiale della Regione Lazio.

“Conseguentemente- prosegue il parere- esprime in modo negativo la propria valutazione in materia di impatto ambientale, non rilevando sufficiente dimostrazione che il progetto presentato possa essere considerato tra i progetti di conservazione, recupero, gestione e valorizzazione del paesaggio regionale in un ambito nel quale dovrebbero essere derogate le prescrizioni e gli indirizzi alla pianificazione derivanti dalla parte non prescrittiva della disciplina di tutela paesaggistica del Ptpr, elemento ambientale di competenza regionale oltre che del Mibact primariamente competente in materia di tutela”.

Per i tecnici della Regione “i motivi ostativi derivano, pertanto, sia da disposizioni normative sia da valutazioni discrezionali finalizzate alla migliore tutela dell’interesse pubblico, e sono rinvenibili nelle suesposte considerazioni”.

E ancora: “Le valutazioni discrezionali finalizzate alla migliore tutela dell’interesse pubblico non appaiono superabili a causa della inopportuna localizzazione di un impianto così ampiamente perimetrato in un contesto di pregio paesaggistico e ambientale che il Ptpr, adottato, ancorché in modo non prescrittivo, segnala come ambito prioritario per i progetti di conservazione, recupero, gestione e valorizzazione del paesaggio, caratteristica non rinvenibile nel progetto presentato”.

Nelle loro conclusioni, il funzionario e il dirigente dell’area hanno anche scritto che “l’eventuale riconsiderazione dei motivi ostativi per mancanza di conformità alle disposizioni normative paesaggistiche, tenute presenti le limitazioni previste nei sistemi naturali del Ptpr, potrebbe avvenire a seguito del parere preventivo è vincolante del Mibact ai fini della eventuale autorizzazione in deroga alle disposizioni del Ptp e del Ptpr adottato”.

Tuttavia, “nel contempo- si legge ancora nel parere- al fine di limitare sia le aree da sottoporre a variante urbanistica che da sottoporre eventualmente all’applicazione delle deroghe paesaggistiche, si ritiene che l’area di progetto venga ridimensionata in maniera proporzionata alle aree strettamente necessarie alla realizzazione della discarica ed alle opere accessorie e non necessariamente come stabilito dal ‘confine dell’impianto’, che nel progetto viene indicato coincidente con la ben più ampia proprietà fondiaria del proponente”.

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18 Settembre 2019
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