Lo chef ristoratore: “Non riapro, allibito dalla responsabilità penale in caso di contagio nel locale”

Testimonianza di Francesco Capirchio con il suo 'Lo stuzzichino' a Campodimele
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ROMA – La paura di finire in un baratro ha spinto molti ristoratori a scegliere di non riaprire subito, nonostante il via libera di governo e Regioni. “Dicono che 4 su 10 non ripartiranno” racconta alla Dire lo chef Francesco Capirchio, che col suo ‘Lo Stuzzichino’, a Campodimele (Lt), e’ nella categoria di chi ha scelto di aspettare ancora. Tra chi resta fermo, c’e’ chi e’ nel dubbio che si riparta con un flusso basso di clienti e preferisce far passare qualche settimana tenendo fermi i contatori e facendo affidamento sugli ammortizzatori sociali, almeno per abbattere i costi del personale. E poi c’e’ invece chi, come Capirchio, non sopporterebbe di riaprire in un clima di diffidenza. “Preferisco vedere la gente rilassata- spiega- nel nostro ristorante non abbiamo puntato solo sul cibo ma anche sulla convivialita’, sulla cura del cliente. Vedere arrivare persone timorose sarebbe devastante. E poi- aggiunge- nelle linee guida c’e’ piu’ di qualche punto su cui non mi trovo d’accordo, primo fra tutti la responsabilita’ penale del ristoratore se un contagio avviene presumibilmente nel suo locale. Non possiamo essere accusati- si sfoga lo chef- questo mi lascia allibito”.

Come molti suoi colleghi Capirchio si sente “lasciato solo dal governo”, che “dovrebbe mettere qualcuno di noi tra i suoi consiglieri”. Perche’ questa crisi ha reso ancora piu’ fragile il settore: “Alcuni miei amici avevano gia’ una situazione difficile e hanno deciso di chiudere definitivamente”.  Lui, che dal ristorante di famiglia ‘arroccato’ tra i Monti Aurunci si sta facendo notare in tutta la regione, si ritiene tra i fortunati perche’ proprietario delle mura, e non deve pagare quindi un affitto. “Anche per noi pero’- spiega- sara’ necessario cambiare il concept per azzerare gli sprechi. Sto pensando di accorciare il menu rimanendo sullo stesso livello qualitativo, magari proponendo 12 piatti invece di 20. Offrire un mini percorso guidato, un menu’ fisso con 5 o 6 piatti scelti. E solo su prenotazione. Con la speranza che la clientela, che ci segue da 20 anni, continui a seguirci”. 

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