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W20, il Maggiore Corona: “L’Arma ha rete di monitoraggio per la violenza sulle donne”

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"Il personale appartenente alla 'Rete' è addestrato presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative, centro di alta qualificazione dell’Arma in materia di violenza di genere. Ad oggi, sono state addestrate circa 400 unità"
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ROMA – “La violenza sulle donne non conosce latitudine. È un fenomeno sempre più allarmante. Una ‘pandemia ombra’, come definita dall’agenzia ONU per l’uguaglianza di genere UN Women”. Inizia con queste parole l’intervento del Maggiore dei Carabinieri, Gerardina Corona, che questa mattina è intervenuta al summit Women20 in corso a Roma. Il Maggiore è stata Comandante di compagnia, ha lavorato sul territorio ed è stata anche impiegata all’estero nella formazione di forze di polizia straniere in materia di diritti umani, violenza di genere e domestica.

Nel corso del suo intervento ha presentato l’impegno e gli investimenti che l’Arma dei Carabinieri ha affrontato per intervenire a contrasto della violenza sulle donne in Italia, come all’estero. Proprio nel contesto delle missioni internazionali Corona ha ricordato il lavoro dell’ Arma con le donne delle polizie straniere: “corsi specialistici – ad esempio- dedicati alle componenti femminili delle Forze di polizia, allo scopo di accrescere la conoscenza dei diritti umani e valorizzare la capacità di contrastarne la violazione, in Paesi come Palestina, Somalia, Cipro, Iraq, Afghanistan”.

“L’Arma dei Carabinieri- ha detto- riserva, da tempo, una particolare attenzione alla ‘violenza di genere’, dedicandovi consistenti risorse organizzative. Un impegno- ha spiegato- per la diffusione della cultura della legalità, attraverso campagne di sensibilizzazione sulla tutela delle categorie vulnerabili o incontri nelle scuole medie e superiori, mirati a rafforzare una costante collaborazione tra Istituti e Forze di polizia”.

Ha spiegato ancora il Maggiore Corona: “Con l’introduzione, nel 2009, nel codice penale italiano del reato di ‘atti Persecutori’, i Carabinieri hanno firmato una convenzione speciale con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, istituendo una ‘sezione atti persecutori’ all’interno del Reparto Analisi Criminologiche del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche. Questa specifica Unità svolge studi e analisi dei reati contro le vittime, elaborando valutazioni sui fattori di rischio a supporto delle funzioni operative e sviluppando programmi di formazione del personale“.

Ma non è tutto. “A partire dal 2014, l’Arma- ha spiegato- si è dotata della ‘Rete nazionale di monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere’. Ufficiali di polizia giudiziaria sono inseriti nelle articolazioni investigative dei Comandi Provinciali, dei Gruppi, dei Reparti Territoriali e delle Compagnie, con compiti di sostegno nella conduzione di indagini e di raccordo con la ‘sezione Atti Persecutori’ per la valutazione e la risoluzione dei casi. Il personale appartenente alla ‘Rete’ è addestrato presso l’Istituto Superiore di Tecniche Investigative, centro di alta qualificazione dell’Arma in materia di violenza di genere. Ad oggi, sono state addestrate circa 400 unità”.

“Negli ultimi anni, grazie alla collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri e Soroptimist International Italy- ha raccontato Corona- è stato realizzato in tutt’Italia il progetto denominato ‘una stanza tutta per me’ che mette a disposizione dell’Arma territoriale 180 stanze dove l’ufficiale dei Carabinieri può intervistare la vittima di violenza domestica in un ambiente sicuro e protetto”.

Nel suo discorso l’Ufficiale ha voluto ricordare come l’attenzione di genere sia cruciale anche nelle missione di peace keeping. “Il personale femminile dell’Arma dei Carabinieri- ha detto- partecipa a molteplici missioni internazionali, per citarne alcune, in Palestina, Somalia, Cipro, Iraq e Afghanistan. In tale contesto, fornisce il proprio contributo anche in materia di protezione delle donne nelle operazioni di pace in zone di conflitto o nel periodo post bellico, principalmente a tutela dei diritti umani e per il rispetto della prospettiva di genere”.

“Dall’attenzione alle problematiche di genere- ha dichiarato al Summit- prendono vita anche alcune attività internazionali che si svolgono in Italia. Ad esempio, i progetti guidati dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), che promuove l’espletamento di esercitazioni pratiche per il contrasto alla tratta di esseri umani, aperte a tutti i rappresentanti dei Paesi beneficiari, tenute a Vicenza presso il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità (CoESPU), dove è stata istituita una cattedra ad hoc”.
Il Maggiore ha condiviso con la platea un ricordo: un corso di formazione organizzato in Medio Oriente e la voglia di cambiare le cose di quelle poliziotte che erano li per specializzarsi. Ha ricordato quel loro “sentimento di rivalsa e di solidarietà rispetto alla violenza- ha concluso l’Ufficiale Corona- e il desiderio di arruolarsi per aiutare le vittime di violenza.”.

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