VIDEO | Nasce Liberisti italiani, Bernaudo: “Basta oppressione fiscale”

Alla presenza di circa duecento persone il nuovo partito nasce col motto di "meno Stato per ripartire"
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ROMA – “Oggi è una giornata straordinaria perché nasce Liberisti italiani. Per la prima volta un movimento politico si presenta ispirandosi in modo diretto e senza infingimenti al liberismo economico, l’unica dottrina politica che in questo Paese non è stata mai esplorata e nonostante questo ha moltissimi detrattori, praticamente ha contro tutto l’arco costituzionale”. Così Andrea Bernaudo, presidente di Liberisti italiani, presenta il nuovo partito nato oggi al Centro congressi Cavour a Roma.

Alla presenza di circa duecento persone il nuovo partito nasce col motto di “meno Stato per ripartire”. Simbolo tondo, scritta bianca su sfondo blu e un baffo giallo tra ‘liberisti’ e ‘italiani’.

“La compressione delle libertà economiche e dei diritti dei contribuenti- così si presenta il partito- è la prima emergenza italiana”. Una vera e propria “oppressione fiscale e burocratica inaccettabile. Per chi vuole produrre l’Italia è diventata uno ‘stato canaglia’ che ci seppellisce di tasse, strozza l’economia e mortifica la nostra creatività imprenditoriale”. È troppo. “È arrivato il momento di alzarci e far sentire la nostra voce, per vedere quanti siamo e quello che possiamo fare per ribaltare questa assurda condizione”. Per Bernaudo “sarà una battaglia difficile ma andremo avanti, tutte queste persone sono incoraggianti, da oggi parte una nuova avventura per questo Paese”.

Il programma dei Liberisti italiani pesca a piene mani tra le proposte dell’associazione Sos partita Iva, di cui Bernaudo è stato fondatore e presidente. Chiedono un’Europa federale sul modello degli Stati Uniti; un’aliquota al 15% per tutte le partite Iva più una no tax area a 12mila euro di fatturato; abolizione del ‘solve et repete’ dall’ordinamento tributario; una riforma della Pubblica amministrazione che renda trasparente qualsiasi spesa dello Stato; drastica riduzione della spesa pubblica improduttiva, a partire dalla chiusura dell’85% delle società partecipate”.

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