R. D. Congo, Beni celebra i giovani: “Luce preziosa tra le crisi”

Lo dichiara all'agenzia Dire Jimmy Kamate Kighoma, ricercatore di 30 anni e da qualche tempo presidente del Conseil urbain de la jeunesse de Beni (Cujb)
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ROMA – “I giovani di Beni sono dinamici e pieni di voglia di fare. Qui le sfide sono enormi: abbiamo il problema della sicurezza, delle epidemie, degli sfollati e della disoccupazione, ma ragazzi e ragazze non si lasciano sopraffare e danno una mano come possono, affiancando le autorita’ locali oppure offrendo servizi a chi ne ha bisogno. Sono una risorsa incredibile”. Lo dichiara all’agenzia Dire Jimmy Kamate Kighoma, ricercatore di 30 anni e da qualche tempo presidente del Conseil urbain de la jeunesse de Beni (Cujb). L’associazione, registrata nel 2003 ma istituita verso la fine degli anni novanta, raduna ragazzi e ragazze per promuovere l’impegno sociale e il senso civico.
In occasione della Giornata internazionale della gioventu’, che oggi si celebra in tutto il mondo, il Consiglio della gioventu’ di Beni ha deciso di celebrare i propri ragazzi consegnando un report dettagliato che analizza le principale sfide della regione, per incoraggiare le amministrazioni locali a trovare risposte.

In Nord Kivu la popolazione e’ minacciata da anni di guerriglia armata– dice Kighoma- Le milizie attaccano i centri abitati e questo genera tantissimi sfollati. Qui l’agricoltura e’ uno dei primi settori e abbandonando case e campi, i genitori non sanno piu’ come mantenere i figli. Il primo effetto di questa situazione e’ l’abbandono scolastico”.

All’insicurezza sociale e alla disoccupazione si aggiunge la crisi sanitaria: “Ebola per fortuna sembra debellata dal Nord Kivu- continua il presidente del Cujb- ma resta l’epidemia di Covid-19″, che nel Paese conta 9.500 contagi. Cosi’, i ragazzi si sono rimboccati le maniche per fabbricare mascherine da distribuire gratuitamente alla popolazione: “Quando incontrano le persone, le informano sulle norme igieniche da rispettare. È importante perche’ non tutti credono nell’esistenza del coronavirus” continua il dirigente.

Quanto alla mancanza di risorse e servizi, “i giovani si organizzano per migliorare le cose: riparano le strade o i canali di irrigazione nelle campagne, portano via i rifiuti, organizzano raccolte fondi per acquistare beni di pubblica utilita’ oppure per sostenere famiglie in condizioni difficili”.
Il conflitto armato ha causato migliaia di morti, per questo ci sono tante vedove oppure bambini senza genitori. Continua Kighoma: “I giovani vanno regolarmente negli orfanotrofi a trovare i bambini. Gli portano cibo, sapone, vestiti, giocattoli, libri. Tutto quello che puo’ servire”.

L’Associazione di Kighoma realizza dei report a partire da queste attivita’, “cosi’ possiamo segnalare alle istituzioni locali o alle ong – internazionali e non – le situazioni che necessitano di interventi mirati”. Questo nella convinzione che spetti alle istituzioni trovare soluzioni specifiche e di lungo periodo: “Beni– continua Kighoma- conta oltre 200.000 abitanti e come spesso accade in queste aree, il 70 per cento delle persone ha tra i 15 e i 40 anni. I giovani sono quindi la maggioranza e anche se diplomati o laureati non trovano lavoro. Bisogna dargli la possibilita’ di esprimere le loro qualita’ e competenze, per lo sviluppo del Paese”, conclude il responsabile.

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