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In Burundi missionari in prima fila contro la violenza

Nel Paese la fine della guerra civile non ha sciolto tutti i nodi politici e sociali
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padre pulcini burundiROMA – “Il dialogo e l’incontro con l’altro, ci sta a cuore questo, soprattutto nei momenti difficili”: padre Mario Pulcini riassume cosi’ per la DIRE l’impegno dei missionari saveriani in Burundi, un Paese dove la fine della guerra civile non ha sciolto tutti i nodi politici e sociali.

“Nonostante le contrapposizioni e le violenze degli ultimi tempi- sottolinea padre Mario- continuiamo a operare nel cuore di Bujumbura, con la nostra Communaute’ de formation et d’animation vocationnel”. Il riferimento e’ a un centro situato nel cuore geografico della capitale del Burundi, dove giovani studenti si appassionano alla filosofia, si aprono all’incontro con l’altro e scoprono la vocazione missionaria. “Ora a frequentare i corsi sono in 32” dice padre Mario: “Dopo questi anni di preparazione andranno al noviziato di Kinshasa, in Congo, e poi negli istituti internazionali di teologia, a Parma, Citta’ del Messico, Manila o Yaounde’”.

Il missionario sottolinea come l’impegno dei saveriani continui e si approfondisca nonostante la ripresa delle violenze lo scorso anno, in coincidenza con l’annuncio della nuova candidatura e la rielezione del presidente Pierre Nkurunziza. Una prova difficile per i burundesi, seguita all’assassinio a Bujumbura il 3 settembre 2014 delle missionarie saveriane Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardette Boggian. Un crimine dalle circostanze mai chiarite, che ha ferito in profondita’ i burundesi. A confermarlo nel gennaio scorso la trasformazione della casa delle religiose in Cappella della pace e della misericordia, spazio di preghiera e di incontro benedetto dall’arcivescovo di Bujumbura, monsignor Evariste Ngoyagoye.

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