El Salvador, l’attivista: “Golpe sfumato, ma pace e sviluppo a rischio”

Conchi Castillo è la rappresentante della Fondazione Soleterre Onlus. L'Agenzia Dire l'ha intervistata dopo la decisione del presidente Bukele di entrare in Parlamento con l'esercito
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ROMA – “Più che incrementare il controllo da parte di polizia ed esercito, strategia che è al cuore delle politiche del presidente Naiyb Bukele, sarebbe meglio rafforzare il tessuto sociale, attuare pratiche inclusive soprattutto nelle aree più povere e violente. Così si può pensare di risolvere i problemi di El Salvador”. Conchi Castillo, salvadoregna, è la rappresentante della Fondazione Soleterre Onlus in El Salvador. L’Agenzia Dire l’ha intervistata dopo la decisione del presidente Bukele di entrare in Parlamento con l’esercito per costringere i deputati, in maggior parte di opposizione, a votare un prestito di 109 milioni di dollari per finanziare la terza fase del cosiddetto ‘Piano di controllo territoriale’. 

Al momento il rischio di un colpo di Stato sembra sfumato, ma secondo l’attivista la mossa del presidente Bukele non farà altro che “indebolire la nostra democrazia”, che Conchi definisce ancora “in una fase iniziale, nonostante siano passati diversi anni dalla firma degli accordi di pace” del 1992. 

“La politica del governo” racconta l’attivista locale, “avrebbe ridotto gli omicidi, almeno stando ai non molto attendibili dati forniti dal governo”. Il punto secondo Castillo però, sarebbe un altro: “Per combattere la violenza nel nostro Paese non possiamo solo concentrarci sulle ‘pandillas’ (i gruppi criminali attivi nelle città, che gestiscono lo spaccio di stupefacenti e sono responsabili di violenze, ndr.) c’è anche il mancato rispetto dei diritti umani da parte delle autorità, poi la corruzione e l’impunità per chi se ne macchia. Tutti comportamenti che favoriscono il diffondersi di un clima di violenza”. In questo senso l’organizzazione di cui fa parte Castillo è molto attiva, in particolare nelle zone di San Salvador, Mejicanos, Soyapango e Ayutuxtepeque, “tra le più colpite dalla violenza”. 

Soleterre porta avanti numerose iniziative volte a combattere la cultura del conflitto e a incrementare la partecipazione dei cittadini: “attività di formazione su temi come la violenza all’interno delle famiglie, parità di genere e diritti umani” spiega Conchi. Una delle zone dove l’ong è più attiva si trova a Chalatennango, uno dei distretti da cui provengono la maggior parte degli emigranti verso l’Italia. “Da qui” dice Conchi, “stiamo incrementando un progetto che si chiama ‘Escuela y comunidades inclusiva’, che consiste nel formare e orientare studenti, docenti e famiglie di 12 scuole in 4 diversi municipi. Inclusività e partecipazione quindi”.

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13 Febbraio 2020
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