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VIDEO | El Salvador, Bardia (Uca): “Detenuti colpiti come nemico pubblico”

L’esperto dell’Ateneo gesuita denuncia l’azione del governo: "Non sapendo gestire la pandemia applica drastiche misure sui detenuti"
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https://youtu.be/MYkahVnoJJU

ROMA – “Tutelare i diritti delle persone private della libertà è fondamentale per difendere lo stato di diritto di un Paese intero e soprattutto per proteggere le vittime dei reati. A un governo populista come il nostro, però, questo non interessa: l’unico obiettivo è trovare un nemico in un momento di crisi. E chi meglio degli affiliati alle bande criminali in carcere, che già sono detestati dalla popolazione a causa delle loro violenze?”. A parlare con l’agenzia Dire è Arnau Baulenas Bardia. Avvocato, è coordinatore degli Studi per i diritti umani della Universidad Centroamericana José Simeon Canas (Uca), un istituto gesuita tra i più prestigiosi e impegnati socialmente a El Salvador.

LA STRETTA INUMANA SUI CARCERATI COME STRATEGIA POLITICA

L’intervista si tiene mentre il Paese centroamericano entra nel terzo mese di stato d’emergenza, imposto dal governo del presidente Nayib Bukele il 20 marzo per contenere la diffusione del Covid-19 nel Paese. Tra i provvedimenti che in queste ultime nove settimane hanno attirato critiche e anche l’attenzione della comunità internazionale ci sono quelli legati alla gestione delle carceri. A fine aprile un incremento nel numero di omicidi registrati soprattutto nella capitale San Salvador ha portato a una stretta sui detenuti.

“La risposta del governo – dice l’avvocato – è stata applicare drastiche misure di controllo a circa 16.000 persone detenute in numerosi istituti penitenziari, presunte affiliate delle bande criminali da cui sarebbero partiti gli ordini per le uccisioni”. Secondo Bardia, la misura “è stata non solo sproporzionata, ma anche priva di qualsiasi logica”.

“Bisogna verificare tramite indagini il legame tra queste persone e gli omicidi avvenuti all’esterno delle prigioni” sottolinea l’avvocato. “Non si può penalizzare un numero così alto di persone per delle supposizioni”.

Bardia sottolinea che il punto della questione non è giuridico, ma di strategia politica. “Bukele ha identificato negli esponenti delle bande il nemico pubblico da utilizzare per coprire una fatto chiaro” denuncia l’avvocato: “Il suo governo non ha la minima idea di come gestire la pandemia”. L’esperto dell’ateneo gesuita specifica che le violenze delle bande criminali – che a El Salvador vengono chiamate ‘mara’ e sono principalmente due, la ‘Mara Salvatrucha’ e la ‘Barrio 18’, quest’ultima divisa in due gruppi: ‘Los surenos’ e ‘Los revolucionarios’ – sono reali e hanno creato “un enorme danno” al Paese”. Rispettare anche i loro diritti è per Bardia il miglior modo per “proteggerne le vittime”: per questo motivo l’Istituto dei diritti umani della Uca “intende presentare la prossima settimana una richiesta di habeas corpus per tutti i carcerati che hanno ricevuto un trattamento inumano durante la pandemia”.

IL TWEET “LETALE” E INGERENTE DI BUKELE

Non solo diritti violati, però. Nelle passate settimane, sul suo profilo Twitter, Bukele ha invitato la polizia a “fare uso della forza letale per eliminare le minacce”. Bardia sottolinea che indicazioni del genere “non sono di pertinenza del capo dello Stato” e “non possono essere date sui social”. Ma il messaggio di Bukele potrebbe essere comunque passato.

LE VIOLENZE FATTE PASSARE PER COVID

“Il presidente ha voluto dare carta bianca a militari e polizia” spiega l’avvocato, che aggiunge: “Questo è già successo nel passato recente del Paese e ha portato solo a un incremento delle esecuzioni extra-giudiziarie”. Bardia dice che i numeri che possono far capire se questo si stia verificando anche adesso non sono pubblici, ma che le indicazioni in questo senso non mancano. “Alcune settimane fa in una prigione di una località nel centro del Paese un ragazzo è deceduto, ufficialmente a causa del Covid-19” riferisce l’avvocato. “Sul suo corpo la famiglia ha trovato però evidenti segni di violenze, pensiamo che potrebbe non essere un caso isolato”.

di Brando Ricci

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