Coronavirus, Speranza: “Riapertura scuole può accrescere contagio. Su quarantena decidono scienziati”

"Non siamo in una fase di rischio zero, si tratta di abbassarlo il più possibile", sottolinea Speranza
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ROMA – “Non esiste una scelta che azzera il rischio. La riapertura delle scuole comporta naturalmente un aumento dei rischi. Rimettere in moto qualcosa come 10 milioni di persone ha evidentemente un impatto sulla possibilità che il contagio possa accrescersi. Tutto quello che stiamo facendo serve per abbassare il rischio, sapendo che non c’è la bacchetta magica”. Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza a margine della conferenza stampa a Bari sulla sanità pugliese a cui ha preso parte anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

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Il ministro ha evidenziato che “siamo intanto l’unico Paese” ad aver scelto di far sottoporre volontariamente a test sierologico il corpo docente e scolastico. “Nessuno di noi ha un miracolo – ha sottolineato – non basta un’ordinanza del presidente, del ministro per dire abbiamo risolto tutti i problemi. Noi stiamo mettendo in campo però, tutti gli strumenti possibili volti ad abbassare il rischio e ogni volta che un insegnante fa un sierologico ci dà una mano ad abbassare quel rischio”.

“Ogni volta che si fa una scelta sul territorio per esempio, di chiusura perché semmai c’è una particolare difficoltà, si fa qualcosa che ci aiuta ad abbassare il rischio. Ogni volta che si fa un tampone ad una persona che viene da un Paese a rischio si prova ad abbassare la possibilità del contagio”, ha proseguito Speranza.

“Noi ci muoviamo in questa logica e alle persone dobbiamo dirlo con la massima serenità: non siamo in una fase di rischio zero, il rischio zero non esiste e chi pensa che possiamo avere il rischio zero e vuole in qualche modo tergiversare e dirci qualcosa che non è nella verità: qui si tratta di abbassare il più possibile il rischio ricordate sempre che la chiave essenziale sono i comportamenti delle persone”.

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“SU TEMPI QUARANTENA COVID VALUTAZIONE SCIENZIATI”

Sulla possibilità di abbassare il numero dei giorni di quarantena, come ha fatto la Francia, il ministro della Salute, Roberto Speranza ha spiegato che “sono valutazioni che fanno i nostri scienziati”.

Da Bari, dove ha partecipato a una conferenza stampa sulla sanità pugliese, il ministro ha riferito che “c’è un confronto in corso a livello internazionale, ne abbiamo parlato nell’ultima riunione di tutti i ministri della Salute. Il nostro Cts, il comitato tecnico scientifico, ha le qualità, le competenze, l’esperienza per poter valutare fino in fondo e si cercherà un equilibrio anche in questo caso, tra la comprensione di quale rischio in più ci si assume nel caso di una riduzione dei giorni di quarantena e la situazione epidemiologica del Paese e gli eventuali anche benefici per il Paese di una scelta di questa natura”.

“Al momento – ha ribadito – nessuna decisione è stata assunta, ne discuteremo nel comitato tecnico scientifico, ci confronteremo anche con gli altri Paesi europei e sulla base di questo orientamento faremo la nostra scelta finale”. “Si consideri che in questo momento l’indicazione dell’Oms è e resta quella dei 14 giorni”, ha ricordato Speranza.

“PER FASE COVID CHE VERRÀ VALUTAZIONE TERRITORIALE”

“Penso che sia abbastanza naturale che nella fase che verrà ci sia un elemento anche di valutazione e di ponderazione territoriale”, ha detto Speranza. Parlando con i giornalisti che gli chiedevano della possibilità di adottare misure differenziate in base alla situazione epidemiologica nei singoli territori, Speranza ha sottolineato che “a un certo punto di questa epidemia noi abbiamo aperto, sostanzialmente dalla metà di maggio, cioè dopo la fase del lockdown generalizzata per tutti, noi abbiamo aperto nei fatti a una differenziazione tra territori e dalla metà di maggio i presidenti delle Regioni sono autorizzati non solo a fare misure più restrittive, com’era già nella fase precedente del lockdown, ma anche misure meno restrittive”.

“Penso – ha continuato – che su alcune scelte fondamentali dobbiamo necessariamente avere delle regole comuni e condivise”. “Mi permetto di ricordare, per esempio, che sulla riapertura delle scuole c’è stata una approvazione all’unanimità in conferenza Stato-Regioni, poi in conferenza unificata anche con i Comuni e le Province delle norme quadro che ci guideranno, ma poi è del tutto naturale – ha dichiarato Speranza – che i presidenti di Regione hanno dei poteri che devono esercitare anche per differenziare le misure”.

“CHI NEGA COVID FA VENIRE BRIVIDI”

Rispondendo ai giornalisti che gli hanno chiesto delle manifestazioni di piazza a cui partecipano persone che negano la pandemia e rifiutano di rispettare le norme basilari anti contagio, il ministro Speranza ha replicato: “Mi fanno venire i brividi quelle manifestazioni, perché sono stati mesi troppo difficili, il Paese ha pagato un prezzo enorme, ci sono stati altri 35mila morti e i nostri medici, infermieri e operatori sanitari hanno passato dei giorni che difficilmente potranno dimenticare nella loro vita”. “Non posso immaginare che si possa far finta che questo non sia avvenuto – ha aggiunto – è sinceramente incomprensibile e inaccettabile”.

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11 Settembre 2020
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