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Tav, Salvini apre al referendum. Di Maio lo blocca

"Chiedere ai cittadini cosa ne pensano penso che possa essere una strada", dice il vicepremier. "Non è un ministro che può decidere un referendum", risponde il ministro dello Sviluppo economico
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MILANO – Ci sarà un referendum sulla Tav? “Perché no”. Lo afferma il vicepremier e il ministro dell’Interno Matteo Salvini oggi a Milano, parlando con i cronisti nella sede di Assolombarda a Milano, dove oggi pomeriggio ha incontrato i vertici delle rappresentanze imprenditoriali lombarde. “Aspettiamo il rapporto costi-benefici ma visto che (l’opera, ndr ) riguarda torinesi e piemontesi, e gran parte della penisola italiana, se non si arrivasse a una decisione, chiedere ai cittadini cosa ne pensano penso che possa essere una strada”, spiega Salvini, secondo il quale sulla Tav serve una risposta nelle prossime settimane, “i cantieri o si aprono o non si aprono” e, continua, “l’importante è avere dei sì o dei no, io tifo sì”.

DI MAIO: REFERENDUM? NON DECIDE UN MINISTRO

Luigi Di Maio stoppa Matteo Salvini. Un referendum per decidere sulla Tav? “Non è un ministro che può decidere un referendum- risponde il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro ospite di Quarta Repubblica- devono essere i cittadini di una comunità a chiedere un referendum, che non è concesso ma è previsto dalla legge”.

SPERO IN FINE ANALISI COSTI/BENEFICI

“Mi auguro che stia per terminare l’analisi di costi/benefici per questa e altre opere, ma intanto in questi mesi è ripartita la Tap, si inaugura la Pedemontana Veneta, abbiamo stanziato quattro miliardi per la terza corsia del Brennero e ci sono cinque miliardi per investimenti”. Lo afferma il vicepremier Matteo Salvini interpellato oggi dalla stampa a Milano nella sede di Assolombarda dove nelle prossime ore incontrerà le rappresentanze imprenditoriali del territorio. Alla domanda di un suo sostegno alla Tav, Salvini risponde: “Ribadisco che sono favorevole ai si’,  all’Italia che cresce e che si muove, che guarda avanti”. 

Salvini, sottolinea poi che “il vero problema dell’Italia è la burocrazia, perché spesso si stanziano dei soldi che poi non si riescono a spendere”, per questo “spero che il Decreto semplificazione arrivi il prima possibile in parlamento”.

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