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Addio alla regina Elisabetta. Il dolore dei Gurkha, antimperialisti di sua maestà

L'esponente dei veterani del Nepal a Carlo III: "Stop discriminazioni"

Pubblicato:10-09-2022 13:14
Ultimo aggiornamento:10-09-2022 13:14
Canale: Mondo
Autore:
nepal
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Foto credits Gurkha Equal Rights

ROMA – La Regina Elisabetta II era una “parte profonda dell’identità” dei gurkha, i soldati nepalesi delle omonima unità che da 200 anni fanno parte delle forze armate britanniche. Eppure, nonostante “la profonda tristezza che caratterizza la giornata di oggi”, ricordare la regnante – che ricopriva anche l’incarico di capo delle Forze armate – non impedisce di “criticare colonialismo e imperialismo“, nonché le politiche “discriminatorie” del governo britannico. C’è tutta la complessità della storia, che segna le vite delle persone e spesso sfugge alle categorie e alle definizioni, nelle parole che la direttrice dell’associazione Gurkha Equal Rights Premila Tamang dedica alla morte della monarca, scomparsa mercoledì all’età di 96 anni dopo aver guidato il Regno Unito e il Commonwealth per 70 anni, la seconda regnante più longeva della storia della modernità.

L’organizzazione che dirige Tamang è nata nell’agosto dell’anno scorso con l’obiettivo di promuovere una campagna per l’equiparazione delle pensioni militari. I veterani gurkha lamentano infatti che tutti i soldati che si sono ritirati prima del 1997 ricevono una pensione molto inferiore ai pari grado britannici. Secondo il governo di Londra, la differenza nelle cifre percepite si spiega con il fatto che i gurkha sono destinati a tornare nel natio Nepal, dove il costo delle vita medio è molto più basso che nel Regno Unito. A partire dal 2009 però, a seguito di una lunga campagna, i gurkha hanno ottenuto il diritto di vivere nel Regno Unito. Le cifre del meccanismo pensionistico per i militari nepalesi inoltre sono tarate sui parametri delle forze armate indiane, un altro degli eserciti che impiega i gurkha, che sono inferiori a quelli britannici. Il cuore dell’iniziativa, l’anno scorso, è stato uno sciopero della fame inscenato davanti alla residenza dell’allora primo ministro Boris Johnson, che è anche la sede del governo. Alla fine esecutivo e attivisti hanno raggiunto un accordo affinché venissero avviati dei negoziati con Regno Unito e Nepal per discutere dei diritti pensionistici dei veterani.

A un anno di distanza, spiega Tamang, “la nostra lotta continua: le promesse fatte nel 2021 non si sono ancora realizzate. Non ci sono stati colloqui se non una riunione preliminare sui termini di riferimento con il ministero della Difesa”. Il disappunto dei veterani e delle loro famiglie, afferma l’attivista, “è stato tale che, prima che venisse organizzato questo incontro, stavamo pensando di lanciare un nuovo sciopero della fame per ottobre“. Per Tamang, che è anche esponente del collettivo della diaspora nepalese Haatemalo, composto da accademici, artisti e attivisti, le lotte dei gurkha non sono incompatibili con il “profondo rispetto” per la Regina.

“I veterani gurkha, le loro famiglie e la comunità in generale sono incredibilmente rattristati dalla morte di Sua Maestà. Per molti è stata la loro Regina”, afferma l’attivista, che spiega: “Le nuove reclute Gurkha”, ancora più di 4mila nelle forze armate britanniche, “iniziano il loro servizio giurando fedeltà e lealtà alla Regina. Più tardi lo ripetono anche quando si uniscono ai loro diversi reggimenti in cerimonie come il Khasam Khane”, questo il nome della procedura. L’immagine di sua Maestà inoltre, “campeggia su molti degli elementi culturali associati ai gurkha, come i gioielli e le collane delle mogli dei soldati”.

Per un’identità divisa come quelli dei gurkha, a metà fra Nepal e Regno Unito, Eilsabetta II “era un costante”, mentre nel Paese asiatico che da i natali ai soldati “si sono avvicendati una dittatura, una monarchia e poi la democrazia”, afferma Tamang in riferimento alla storia recente del Paese himalayano- Solo gli ultimi trent’anni di vicende del Nepal sono stati segnati da una guerra civile, che fra il 1996 e il 2006 ha causato migliaia di vittime, e poi da un passaggio dalla monarchia alla repubblica, nel 2008.

Un passato ricco e complesso quello dei gurkha – più di 45mila quelli che hanno perso la vita in due secoli di battaglie, dall’Afghanistan al Brunei fino al Kosovo – e un futuro da scrivere anche con il nuovo Re Carlo III, succeduto a Elisabetta II a partire da ieri. “Sappiamo bene che i reali non possono intervenire nella politica”, premette l’attivista. “Sarà comunque interessante capire che tipo di posizione assumerà il Re riguardo alla questione dei gurkha: Carlo III è da anni uno dei patron del Gurkha Welfare Trust, un ente di beneficenza che offre pensioni assistenziali ai veterani che lavorano insieme al ministero della Difesa”. Storie che si incrociano quindi, sullo sfondo, le contraddizioni che non cessano: “Il ministero- sorride Tamang- afferma che i veterani gurkha sono pagati in modo equo, e al contempo si sente in dovere di fornirgli un aiuto tramite un ente caritatevole”.

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2022-09-10T13:14:05+01:00