Si è dimesso il premier libanese Diab: “Sconfitti da corruzione endemica”

L'annuncio é giunto al termine di un consiglio dei ministri al palazzo del Gran Serraglio. Ora il primo ministro dovrà recarsi dal presidente Aoun per ufficializzare le dimissioni
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ROMA – Si e’ dimesso il primo ministro libanese Hassan Diab. La decisione era stata anticipata ieri al presidente della Repubblica, Michel Aoun, come era trapelato ieri da varie fonti di stampa locali e internazionali. Con Diab cade anche il governo che si era costituito dopo le dimissioni di Sa’ad Hariri, che a sua volta aveva lasciato dopo forti manifestazioni popolari nelle principali citta’ del Paese iniziate nell’autunno scorso. L’ormai ex premier ha spiegato che, in attesa di nominare un successore e formare un nuovo esecutivo, gli attuali ministri resteranno in carica per sbrigare le faccende di ordinaria amministrazione. Quindi ha aggiunto: “La corruzione si e’ diffusa all’interno dello Stato. Mi rendo conto che questo sistema e’ piu’ grande dello Stato che, avendo le mani legate, non e’ riuscito a combatterlo. E l’esplosione di Beirut- ha dichiarato Diab, stando ai media locali- e’ una manifestazione di questo sistema e il risultato di una corruzione endemica”.

L’annuncio e’ giunto al termine di un consiglio dei ministri al palazzo del Gran Serraglio, iniziato alle 15 ora locale. Ora Diab dovra’ recarsi dal presidente Aoun per ufficializzarle. L’annuncio non soddisfa pero’ il movimento di protesta che chiede le dimissioni dell’intera classe politica. Lo hanno invocato le migliaia di persone che lo scorso weekend sono scese in piazza a Beirut, accusando il governo e i politici di essere il reale responsabile dell’esplosione che martedi’ 4 agosto ha distrutto il porto della capitale e vari quartieri circostanti.

Il movimento di protesta accusa le istituzioni nonche’ i partiti politici storici di corruzione, negligenza e sfruttamento delle risorse del Paese, comportamenti che negli ultimi mesi avrebbero causato una grave crisi economica e finanziaria, a cui ora si e’ aggiunta la distruzione di uno hub fondamentale per l’economia del Libano e della sua capitale. Tensioni alimentate dal rifiuto del presidente Michel Aoun di autorizzare un’inchiesta indipendente. In seguito alle ultime proteste, gia’ da ieri avevano cominciato a dimettersi alcuni deputati e cinque ministri del governo Diab: quello dell’Ambiente, dell’Informazione, della Giustizia delle Finanze e, per ultimo, poche ore prima della conclusione del consiglio di gabinetto, quella della Difesa che ricopriva anche la carica di vice-premier.

Prima dell’annuncio di Hassan Diab, vari manifestanti sono tornati a manifestare fuori del parlamento per invocare la fine dell’attuale sistema politico e un’inchiesta che faccia luce sulle responsabilita’ dei governanti sui fatti del 4 agosto. Stando ai media locali la polizia e’ intervenuta con i gas lacrimogeni per disperderli. Intanto, sempre oggi, la procura generale ha ordinato la rimozione di quattro tonnellate di “materiali pericolosi” non meglio identificati dalla centrale elettrica di Zouk, a nord della capitale, sebbene il ministro dell’Energia Raymond Ghajar nei giorni scorsi abbia negato voci secondo cui l’impianto – il piu’ grande del Paese – sarebbe a rischio esplosione.

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10 Agosto 2020
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