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Nicaragua, Human Rights Watch denuncia licenziamenti arbitrari

135 Medici e infermieri 'puniti' per aver soccorso i manifestanti
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ROMA – Human Rights Watch (Hrw) ha accusato il ministero della Sanità del Nicaragua di aver licenziato “arbitrariamente” 135 tra medici, infermieri e altri operatori sanitari, “poiché apparentemente legati alle proteste, o poiché contrari alle politiche di governo”. L’organizzazione con sede a New York ha reso pubblico un comunicato, nel quale sostiene che i licenziamenti stabiliti dal ministero “sono parte degli sforzi delle autorità di limitare l’accesso a centinaia di feriti nelle manifestazioni anti-governative alle cure mediche”. Quindi, ha riportato diverse testimonianze tra cui quella di un medico impiegato al Policlinico universitario di Jinotepe da 20 anni. 

Secondo il suo racconto, l’1 agosto alle 7 del mattino ha incontrato un rappresentante del ministero della Sanita’ insieme ad altri sette colleghi, il quale ha comunicato di loro il licenziamento in quanto “coloro che criticano il governo non possono lavorare in ospedale”. Solo alle 11 il vicedirettore dell’ospedale, Alvaro Urroz, ha consegnato al medico la lettera di licenziamento, che non riportava pero’ nessuna motivazione all’interruzione del rapporto di lavoro. Hrw osserva che il medico, il 15 luglio, “aveva curato i manifestanti feriti dai colpi d’arma da fuoco. Agli operatori della ong l’uomo ha detto di essere stato licenziato “per aver criticato la brutale risposta del governo alle proteste”.

L’ong riferisce che a maggio, nel corso di una missione nel Paese, la Commissione interamericana per i diritti umani “ha ricevuto numerose denunce secondo cui gli ospedali pubblici avrebbero negato cure ai manifestanti feriti. L’organizzazione- si legge ancora- ha anche documentato casi in cui le autorità ospedaliere hanno chiesto ai familiari dei manifestanti deceduti di rinunciare a riavere indietro la salma dei loro cari, o il certificato di morte. La commissione ha anche identificato persone che hanno preferito non recarsi negli ospedali pubblici, per paura di ritorsioni”.
Infine, secondo Human Rights Watch, “la polizia ha anche limitato l’accesso dei soccorritori ai manifestanti gravemente feriti. La sera del 13 luglio- riferisce Hrw- bande armate filogovernative hanno sparato indiscriminatamente contro la chiesa della Divina Misericordia, dove 200 studenti universitari, medici e giornalisti avevano cercato rifugio. La polizia ha impedito alle ambulanze di avvicinarsi alla chiesa fino alle 22.30, permettendo l’uscita di quattro feriti. Il blocco e’ durato fino alle 9 del giorno successivo”. Il bilancio e’ stato di due morti e 16 feriti.
“Dopo aver represso i manifestanti, il governo del presidente Daniel Ortega ora guarda a tutti coloro che osano mettere in discussione il suo potere”, ha detto Jose’ Miguel Vivanco, direttore delle Americhe presso Human Rights Watch. Secondo l’ong, da quando sono scoppiate le proteste il 18 aprile, almeno 317 persone sono state uccise e oltre 2mila sono state ferite, “nella maggior parte dei casi da agenti di polizia e bande armate filo-governative”.

I media indipendenti dicono basta alla censura

Una parte della stampa nicaraguense, dopo un periodo di forzato silenzio, sta denunciando gli abusi del governo nicaraguense di Daniel Ortega: “I media indipendenti stanno diventando piu’ forti e il monopolio del governo sulle informazioni e’ crollato” ha dichiarato Carlo Fernando Chamorro, direttore del sito web indipendente ‘Confidencial’ al Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), con sede a Bruxelles. Giornalisti e redattori della piattaforma di notizie attiva in internet e fondata nel 2004, ‘100% Noticias’, hanno comunicato al Cpj che prima della crisi di governo raramente esprimevano critiche all’indirizzo del governo Ortega, ma dalle proteste scoppiate ad aprile, si sono mostrati critici di fronte agli attacchi della polizia sui manifestanti e sui civili disarmati.  Telcor, l’istituto nicaraguense di telecomunicazioni e servizi postali, “ci ha chiesto di non trasmettere notizie sulle proteste, ma abbiamo detto no”, ha dichiarato a Cpj Lucia Pineda, direttore di ‘100% Noticias’. Fondamentali per fornire un riscontro veritiero sugli abusi di governo sono i video realizzati dai telefoni cellulari dei manifestanti, che circolano sui principali social media come Facebook, Twitter e WhatsApp. “Stanno trasmettendo dal vivo la rivoluzione dalle strade, questa e’ la voce dei media piu’ forte in questo momento” ha affermato Tim Rogers, di ‘Fusion’ per l’America Latina.

 

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