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Elezioni “farsa” in Nicaragua, la denuncia dell’attivista Henriquez: “Ha vinto il popolo, l’80% non ha votato”

L'agenzia Dire la intervista a pochi giorni dal voto che ha riconfermato per la quarta volta consecutiva alla presidenza Daniel Ortega e, per la seconda volta, alla vicepresidenza la moglie Rosaria Murillo
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ROMA – “Le elezioni in Nicaragua del 7 novembre le ha vinte il popolo, con l’81,5 per cento di astenzionismo, più tanti che hanno annullato la scheda nell’urna. Se fossero state consultazioni libere e trasparenti infatti, a guidare il Paese ora sarebbero i leader dell’opposizione arrestati negli ultimi mesi”. A parlare è Sara Henriquez, sociologa nicaraguense, 57 anni, gli ultimi tre trascorsi in Italia ad animare iniziative in difesa dei diritti umani.

L’agenzia Dire la intervista a pochi giorni dalle elezioni che hanno sancito la quarta riconferma consecutiva alla presidenza di Daniel Ortega e, per la seconda volta, alla vicepresidenza della moglie Rosaria Murillo. Il partito del capo di Stato, il Frente sandinista de liberación nacional (Fsln), ha ottenuto più del 75% dei voti stando ai dati del Consejo Electoral Supremo. Hernandez però guarda oltre il risultato dell’urna. A essere “illegale e illegittimo” infatti, non è solo il voto del 7 novembre, “ma la coppia Ortega-Murillo”.

La scorsa settimana, il popolo del Nicaragua “non ha votato e non ha scelto, per questo la vera vittoria è dei politici in carcere e del popolo, e non di Ortega”, tra i protagonisti della rivoluzione sandinista che nel 1979 portò al rovesciamento del governo dell’allora presidente Anastasio Somoz Debayle. Il presidente è stato al potere prima tra il 1979 al 1990 e poi dal 2007 fino a oggi. “Sono due le tappe chiave da tenere a mente”, sottolinea la sociologa. “Per la prima bisogna tornare al 1998 e al cosiddetto patto Ortega-Aleman” continua, in riferimento a un’intesa di ripartizione dei poteri dello Stato tra l’allora leader dell’opposizione, appunto Ortega, e il presidente dell’epoca, Arnoldo Alemán, leader dei liberali. “La seconda- dice Hernandez- è la riforma della Costituzione del dicembre 2013, che a oggi permette la rielezione all’infinito del capo di Stato, avendo tolto l’ultima garanzia che impediva alla dittatura di compiersi”.

Henriquez dice che le ultime consultazioni, quelle del 2016, vinte da Ortega con il 70% delle preferenze e con altrettanta percentuale di astensione, “sono state segnate da frodi, sono state di fatto rubate all’opposizione”. Quest’anno però, “l’astensione è aumentata in modo ulteriore, e il voto è stata una farsa, un vero e proprio circo”.

L’attivista torna sul tema degli arresti nelle file dei dirigenti dell’opposizione: “Sono più di 160”, denuncia. “A partire da maggio sono stati incarcerati 39 politici contrari al governo, tra i quali sette aspiranti candidati alla presidenza e vice presidenza, tra i quali almeno cinque dei leader del Movimento Unamos, come la presidente Suyen Barahona, costituiti dalla cosiddetta ‘dissidenza sandinista’, ovvero quegli ex esponenti del Fsln che vennero espulsi dal movimento su ordine del Consejo Supremo Electoral. Il popolo nicaraguense però ha trovato il modo di reagire, dice Henriquez.

Secondo l’osservatorio Urnas Abiertas l’astensione media si è aggirata intorno all’81,5%, con picchi all’85”, dice, convinta che “il dato non stupisce affatto: è l’onda lunga della rivolta del 2018, quando il popolo votò in strada e il governo rispose con le pallottole”. Il riferimento è alla mobilitazione che scoppiò nell’aprile 2018 per protestare contro una riforma dello previdenza sociale e si estese poi fino a diventare un più ampio moto di rifiuto del governo di Ortega. “Stando alle indagini e i report della Comisión Interamericana de Derechos Humanos (Cidh) e del Grupo Interdisciplinario de Expertos Independientes (Giei), almeno 328 persone vennero uccise durante le proteste per mano di cecchini e milizie paramilitari”, ricorda Henriquez.

La palla però non sta solo ai cittadini del Nicaragua. “Un ruolo fondamentale c’è la comunità internazionale”, denuncia Henriquez. Nei giorni scorsi l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, così come altri eurodeputati, ha definito il voto una “farsa”. La viceministra italiana degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Marina Sereni, si è detta non più tardi di ieri “preoccupata dalla mancanza di legittimità” del voto del 7 novembre. “Bisogna fare di più, anche il governo italiano deve fare di più”, scandisce Henriquez. “E’ necessario mettere a punto un meccanismo multilaterale che permetta di bloccare situazione come quella nicaraguense, non vogliamo più dittature nel mondo”.

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