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Clima, Copernicus: “Gli ultimi sette anni i più caldi di sempre, dobbiamo agire subito”

Il record europeo di temperatura massima è stato battuto in Sicilia, dove sono stati segnalati 48,8 gradi
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ROMA – A livello globale gli ultimi sette anni sono stati i sette più caldi mai registrati e con un netto margine sugli altri. Sempre a livello globale, il 2021 è stato il quinto anno più caldo mai registrato, ma solo leggermente più caldo del 2015 e del 2018. Tra i sette anni più roventi il 2021 si colloca fra i meno bollenti, insieme al 2015 e al 2018. Questi i dati diffusi dal Copernicus Climate Change Service (C3S) dell’Unione Europea, pubblicando il resoconto annuale del sistema di osservazione satellitare europeo.

Nel 2021 la temperatura media annuale globale è stata di 0,3 gradi al di sopra della temperatura del periodo di riferimento 1991-2020 e di 1,1-1,2 gradi al di sopra del livello preindustriale del 1850-1900.

I dieci anni più caldi per l’Europa si sono verificati tutti dal 2000, con i sette anni più caldi che sono stati quelli dal 2014 al 2020. Lo scorso anno il nostro continente ha vissuto la sua estate più calda mai registrata, sebbene vicina alle precedenti estati più calde nel 2010 e nel 2018. Considerando l’intero 2021, però, l’Europa ha superato di appena 0,1 gradi la media 1991-2020.

L’analisi preliminare delle misurazioni satellitari, poi, conferma che nell’anno appena passato a livello globale le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno continuato ad aumentare nel corso del 2021, con i livelli di anidride carbonica (CO2) che hanno raggiunto un record annuale medio per colonna di circa 414 parti per milione (ppm) e quelli metano (CH4) un record annuale di circa 1.876 parti per miliardo (ppb).

Le emissioni di carbonio degli incendi verificatisi in tutto il mondo a causa dell’aumento delle temperature e delle condizioni di siccità hanno raggiunto complessivamente 1.850 megatonnellate (1,85 miliardi di tonnellate), alimentate soprattutto dagli incendi in Siberia. Il dato è leggermente superiore rispetto all’anno precedente (1.750 megatonnellate di emissioni di carbonio), anche se la tendenza dal 2003 risulta in calo.

A livello globale – spiega il Copernicus Climate Change Service (C3S), servizio di osservazione satellitare implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio (ECMWF) per conto della Commissione europea con finanziamenti dell’Unione europea – i primi cinque mesi dell’anno hanno registrato temperature relativamente basse rispetto agli ultimi anni molto caldi. Da giugno a ottobre, tuttavia, “le temperature mensili sono state costantemente almeno tra le quarte più calde mai registrate”. Inoltre, “le temperature degli ultimi 30 anni (1991-2020) sono state di quasi 0,9 gradi al di sopra del livello preindustriale”.

Rispetto a quest’ultimo periodo di riferimento di 30 anni, le regioni con temperature più al di sopra della media comprendono una fascia che si estende dalla costa occidentale degli Stati Uniti e del Canada al Canada nord-orientale e alla Groenlandia, nonché ampie parti dell’Africa centrale e settentrionale e del Medio Est. Le temperature più al di sotto della media sono state trovate nella Siberia occidentale e più orientale, in Alaska, nel Pacifico centrale e orientale – in concomitanza con le condizioni di La Niña all’inizio e alla fine dell’anno – così come nella maggior parte dell’Australia e in alcune parti del Antartide.

Gli ultimi mesi dell’inverno e l’intera primavera sono stati generalmente vicini o inferiori alla media 1991-2020 in Europa, prosegue il Copernicus Climate Change Service (C3S). Una fase fredda in aprile, dopo un marzo relativamente caldo, ha causato gelate di fine stagione nelle parti occidentali del continente. Al contrario, l’estate europea del 2021 è stata la più calda mai registrata, sebbene vicina alle precedenti estati più calde del 2010 e del 2018. Giugno e luglio sono stati entrambi i secondi mesi più caldi delle rispettive categorie, mentre agosto è stato vicino alla media complessiva, ma ha visto una grande divisione tra temperature sopra la media al sud e sotto la media al nord.

Durante il 2021, diverse regioni del Nord America hanno subito grandi anomalie di temperatura. Nel Canada nord-orientale, le temperature medie mensili sono state insolitamente calde sia all’inizio dell’anno che in autunno. A giugno si è verificata un’eccezionale ondata di caldo nel Nord America occidentale, con record di temperatura massima battuti di diversi gradi Celsius, risultando nel giugno più caldo mai registrato per il continente.

Le condizioni regionali calde e secche hanno esacerbato una serie di incendi estremi per tutto luglio e agosto. Le aree più colpite sono state diverse province canadesi e stati della costa occidentale degli Stati Uniti, sebbene non tutte le regioni siano state colpite allo stesso modo. “Il secondo incendio più grande registrato nella storia della California, il ‘Dixie Fire’, non solo ha causato una devastazione diffusa, ma ha comportato una significativa riduzione della qualità dell’aria per migliaia di persone a causa dell’inquinamento”, avverte Copernicus. La qualità dell’aria “è stata ridotta in tutto il continente, poiché il particolato e altri inquinanti pirogeni emessi dagli incendi sono stati trasportati verso est”. Complessivamente il Nord America ha registrato la più alta quantità di emissioni di carbonio – 83 megatonnellate e altre emissioni pirogeniche da incendi per qualsiasi estate nell’archivio dei dati CAMS a partire dal 2003.

Per quel che riguarda i gas serra, l’analisi preliminare dei dati satellitari di Copernicus mostra che “la tendenza al costante aumento delle concentrazioni di anidride carbonica è proseguita nel 2021, portando a un record globale medio annuo di colonna (XCO2) di circa 414,3 ppm. Il mese con la concentrazione più alta è stato aprile 2021, quando la XCO2 media mensile globale ha raggiunto 416,1 ppm”.

Il tasso di crescita medio annuo stimato di XCO2 per il 2021 è stato di 2,4 ± 0,4 ppm/anno, simile al tasso di crescita nel 2020, che è stato di 2,2 ± 0,3 ppm/anno. È anche vicino al tasso di crescita medio di circa 2,4 ppm/anno visto dal 2010, ma al di sotto degli elevati tassi di crescita di 3,0 ppm/anno nel 2015 e 2,9 ppm/anno nel 2016, associati a un forte evento climatico El Niño.

Secondo l’analisi preliminare dei dati satellitari, “anche le concentrazioni di metano nell’atmosfera hanno continuato ad aumentare nel 2021, raggiungendo così un massimo senza precedenti della media globale della colonna (XCH4) di circa 1876 ppb”. Il tasso di crescita medio annuo stimato di XCH4 per il 2021 era di 16,3 ± 3,3 ppb/anno, leggermente superiore al tasso di crescita nel 2020, che è stato di 14,6 ± 3,1 ppb/anno. Entrambi i tassi “sono molto alti rispetto ai due decenni precedenti di dati satellitari” ma “al momento non è del tutto chiaro perché”. L’identificazione dell’origine dell’aumento “è difficile in quanto il metano ha molte fonti, alcune di origine antropica (come sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas) ma anche naturali o seminaturali (come le zone umide)”, precisa Copernicus.

COPERNICUS: IN ESTATE 2021 EVENTI METEO ESTREMI DI GRANDE IMPATTO

“Durante l’estate 2021 in Europa si sono verificati diversi eventi estremi di grande impatto”. Lo ricorda il Copernicus Climate Change Service (C3S), il servizio di osservazione satellitare dell’Unione europea, presentando il resoconto annuale.
“A luglio si è verificato un evento piovoso molto intenso nell’Europa centro-occidentale in una regione con suoli prossimi alla saturazione, che ha portato a gravi inondazioni in diversi paesi, con i più colpiti tra cui Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi- ricorda Copernicus- La regione del Mediterraneo ha subito un’ondata di caldo nei mesi di luglio e parte di agosto, con temperature elevate che hanno colpito in particolare Grecia, Spagna e Italia”.

Il record europeo di temperatura massima è stato battuto in Sicilia, dove sono stati segnalati 48,8 gradi, 0,8 gradi al di sopra del massimo precedente, “anche se questo nuovo record deve ancora essere confermato ufficialmente dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM)”, segnala C3S.

Condizioni calde e secche hanno preceduto incendi boschivi intensi e prolungati, in particolare nel Mediterraneo orientale e centrale con la Turchia come uno dei paesi più colpiti, oltre a Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Albania, Macedonia del Nord, Algeria e Tunisia.

BUONTEMPO (COPERNICUS): ULTIMI 7 ANNI PIU’ CALDI SEMPRE DICONO DI AGIRE

“Il 2021 è stato l’ennesimo anno di temperature estreme con l’estate più calda in Europa, ondate di caldo nel Mediterraneo, per non parlare delle alte temperature senza precedenti in Nord America. Gli ultimi sette anni sono stati i sette più caldi mai registrati. Questi eventi sono un chiaro promemoria della necessità di cambiare i nostri comportamenti, fare passi decisi ed efficaci verso una società sostenibile e lavorare per ridurre le emissioni nette di carbonio”. Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service (C3S), lo dice commentando i dati annuali del servizio di osservazione satellitare implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio (ECMWF) per conto della Commissione europea.

“L’impegno dell’Europa per onorare l’accordo di Parigi può essere raggiunto solo attraverso un’analisi efficace delle informazioni sul clima”, sottolinea Mauro Facchini, Capo dell’Unità di Osservazione della Terra – Direzione generale della Commissione europea per la Difesa dell’Industria e per lo Spazio (DEFIS). Il Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici “fornisce una risorsa globale essenziale attraverso informazioni operative e di alta qualità sullo stato del nostro clima che sono strumentali sia per la mitigazione del clima che per le politiche di adattamento- spiega Facchini- L’analisi del 2021, che mostra che a livello globale sono stati registrati di gran lunga gli anni più caldi negli ultimi sette, ricorda il continuo aumento delle temperature globali e l’urgente necessità di agire“.

Le concentrazioni di anidride carbonica e metano “continuano ad aumentare anno dopo anno e senza segni di rallentamento. Questi gas serra sono i principali motori del cambiamento climatico. Solo con sforzi determinati, supportati da prove osservative, possiamo fare davvero la differenza nella nostra lotta contro la catastrofe climatica”, aggiunge Vincent-Henri Peuch, direttore del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS). “Ecco perché il nuovo servizio di osservazione guidato dal CAMS, a supporto del monitoraggio e della verifica delle stime delle emissioni di CO2 e CH4 di origine antropica sarà uno strumento cruciale per valutare l’efficacia delle misure di mitigazione delle emissioni”, conclude Peuch.

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