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Figli coppie gay, lo scrittore: “Assurdo, diritti riconosciuti prima dal Papa che da nostre istituzioni”

Bene il messaggio di "accoglienza" del Papa, ma in Italia "i figli di coppie omoaffettive continuano ad essere privati, per legge, delle tutele che spettano di diritto a ogni altro bambino": lo dice lo scrittore Mattia Zecca

Pubblicato:09-11-2023 13:51
Ultimo aggiornamento:12-11-2023 12:53
Canale: Politica
Autore:
papà gay
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ROMA – Il fatto che tutti i bambini dovrebbero avere gli stessi diritti, di chiunque siano figli, è un fatto “banale”. Eppure, il paradosso è che questo riconoscimento arrivi prima dal Papa che dalle “istituzioni laiche del nostro Paese”. Il commento arriva dallo scrittore Mattia Zecca, avvocato oltre che scrittore, molto conosciuto per aver scritto il romanzo ‘Lo capisce anche un bambino’ in cui racconta la storia della sua famiglia formata da due papà e due figli nati grazie a una gestazione per altri. Lo scrittore, che si dice ateo, accoglie positivamente le dichiarazioni del Papa, che nella giornata di ieri ha fatto delle aperture e detto che anche i bambini figli di coppie gay nati da gestazione per altri possono ricevere il battesimo. Si rammarica, però, trovandolo “assurdo”, del fatto che un riconoscimento di questo tipo arrivi prima “dal piano religioso che da quello delle istituzioni laiche del nostro Paese, dove i figli di coppie omoaffettive continuano ad essere privati, per legge, delle tutele che spettano di diritto a ogni altro bambino“.

Ecco cosa dice Zecca: “Il Dicastero per la Dottrina per la fede ha messo per iscritto un fatto banale: tutti i bambini meritano le stesse opportunità a prescindere da chi siano i loro genitori e dal modo specifico in cui sono nati. È meno banale – e anzi assurdo – che questa posizione arrivi prima dal piano religioso che dalle istituzioni laiche del nostro paese”. Prosegue poi lo scrittore Zecca: “Da persona atea sono felice che alle persone credenti possa giungere questo messaggio di accoglienza da parte delle istituzioni religiose cui si rivolgono. Queste, tuttavia – per essere compiutamente accoglienti – dovrebbero forse diffondere, in modo meno ambiguo, un messaggio non di concessione bensì di piena uguaglianza tra tutte le famiglie e tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento affettivo”, conclude Zecca.

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