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Il sociologo di Mosca contro Putin: “Ha distrutto le vite degli ucraini ma anche dei russi”

"L'Ue accoglie gli oppositori ma si preoccupi anche di chi non si mobilita"

Pubblicato:09-10-2022 14:28
Ultimo aggiornamento:09-10-2022 14:29

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ROMA – “Negoziati di pace? Sta agli Ucraini decidere. Intanto anche la Russia promuove la pace, ma alle proprie condizioni: Putin vuole che l’Ucraina accetti ciò che propone dopo l’invasione. Ma per noi la società ucraina esiste: non si tratta di una guerra tra la Russia e la Nato, c’è la resistenza della società ucraina e noi chiediamo la fine dell’invasione. Questa è la sola condizione di pace che attendiamo”. Così dice all’agenzia Dire il sociologo russo e oppositore del regime di Vladimir Putin, Alexander Bikbov, presente alla manifestazione a Roma, nei pressi dell’ambasciata russa, organizzata dal Comitato Stop alla guerra in Ucraina.

Esiste un movimento pacifista in Russia? “Sì- replica il sociologo- ma è molto diversificato e non c’è un nucleo organizzativo che lo rappresenti. Ci sono tanti focolai di resistenza, come il fronte femminista, oppure il fondo in aiuto di chi ha perso il lavoro dopo aver partecipato alle manifestazioni contro la guerra, fino alle iniziative popolari, singole ma molto efficaci, come chi lancia molotov contro i commissariati” come atti di protesta.

A vincere il Nobel per la Pace 2022 anche all’ong russa Memorial, ma al contempo l’Ue ha annullato il regime semplificato dei visti per i russi. Siamo di fronte ad un’Europa schizofrenica? “No, almeno non in Europa occidentale, dove l’approccio è più differenziato ed esiste ancora il dispositivo dei visti umanitari per chi prende pubblicamente posizioni contro la guerra. Invece, per chi non si mobilita la situazione si complica e ritengo che sia un tema di cui dovremo parlare nelle prossime settimane”.

Durante il sit-in Bikbov aggiunge: “Putin da un giorno all’altro ha distrutto le case e le vite degli ucraini ma anche dei russi. Il piano iniziale era installare l’amministrazione nei terrori occupati, ma con la mobilitazione di massa la retorica della guerra si è trasformata, approfondendo al contempo l’indebolimento dello stato sociale russo già eroso negli ultimi 30 anni. La guerra- avverte lo studioso- è una tragedia anche per noi. C’è tanta disuguaglianza economica e sociale e chi non è benestante non può lasciare il paese”.

Bikbov conclude: “In Russia il profitto e gli interessi di pochi prevalgono e lo vediamo anche in Occidente, ma in Europa e Stati Uniti ci sono movimenti sociali che criticano e forniscono strumenti e alternative. In Russia- conclude- il regime cerca di farli smettete di esistere”.

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