FOTO E VIDEO | Carlo Verdone al Lucania Film Festival, 38 anni dopo Pasquale Amitrano ritrova le borchie dell’Alfasud

E anche oggi "manderebbe a quel paese tutti i partiti"
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PISTICCI (MATERA) – Mai disperare. Sono passati quasi 40 anni ma alla fine Pasquale Amitrano ha riavuto le borchie rubate alla sua Alfasud. E anche oggi, parola di Carlo Verdone, manderebbe a quel paese tutti i partiti così come nel finale di “Bianco, rosso e Verdone” del 1981. L’epico personaggio dell’emigrante lucano, che parte dalla Germania per rientrare a Matera e votare, in qualche modo è di nuovo tornato a casa ieri sera, a Pisticci, dove si sta svolgendo la 20esima edizione del Lucania Film Festival.

Verdone è uno degli ospiti principali, insieme a Dario Argento, della kermesse organizzata nel comune materano che si affaccia sullo Ionio. L’attore e regista ieri è stato protagonista di una masterclass da tutto esaurito e poi, dopo la proiezione di “Bianco, rosso e Verdone”, di un affollato incontro con il pubblico. A fine serata, gli organizzatori del Festival gli hanno riservato una sorpresa, dopo aver riproposto una clip del film: è la scena in cui Amitrano (più noto come Ametrano, perché così è pronunciato nella pellicola) viene malmenato dopo aver maldestramente tentato di rubare le borchie di un’auto a Caianello, in Campania, visto che quelle delle sua auto – tra le tante disavventure del viaggio – avevano subito la stessa sorte. Finito il video, sul palco arriva un grosso pacco. “Mi sa che ho già capito…”, dice l’attore sornione, prima di scartare il dono. Spuntano quattro borchie e Verdone, tra le risate e gli applausi del pubblico, ne solleva una a mo’ di trofeo. “Dopo 38 anni siamo tornati a Caianello e le abbiamo trovate”, scherzano gli organizzatori del Festival. Tra l’altro Caianello, ricorda Verdone, anni dopo trovò spazio anche in un famoso scherzo telefonico che l’attore fece in tv agli zii.

Nel corso della serata, inevitabilmente, la figura di Amitrano affiora più volte. Un personaggio sostanzialmente muto, tranne che nello sfogo finale al seggio elettorale. Un monologo quasi incomprensibile, ma è ben chiara l’ultima frase: “Si capisce molto bene ‘andatevela a piglia’ ‘nder culo’, rivolto a tutti i partiti che- punge Verdone- è ancora molto valida come imprecazione”. Del resto, afferma il regista in un altro momento dell’incontro, “viviamo in un momento non bello”. Verdone riflette con amarezza sulla politica, sulle difficoltà della Chiesa e sul consumismo. “Avremmo bisogno di sacerdoti del bello, dell’etica, dell’imparzialità. Gente che vuole bene alla gente- sottolinea l’attore- e che non deve fare il proprio tornaconto, ma andare incontro alle persone. Non lo fa nessuno, quindi ecco come nascono piano piano, tra i cretini, gli odiatori. Quelli che scrivono ‘che tu possa morire’ e qualsiasi altra cosa. C’è un atmosfera un po’ così. Però speriamo, abbiamo passato periodi di gran lunga peggiori, ci sono state guerre atroci e alla fine qualche figura illuminata s’è fatta avanti, speriamo”.

Ma la speranza “oggi è riposta soprattutto nei ragazzi, quelli che adesso c’hanno 14, 15 o 16 anni, quelli che come Greta- afferma Verdone- che tutti prendiamo in giro, ma non va presa in giro: non è mica tanto cretina, ha previsto tutto. Ma non perché, poveraccia, è una Cassandra, ma perché è sotto gli occhi nostri. Ma è normale quello che sta avvenendo?”. Insomma, aggiunge Verdone, “siamo in un momento in cui i politici non stanno dando il meglio di se stessi, questo è poco ma sicuro. In tutto il mondo, non soltanto in Italia”.

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9 Agosto 2019
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