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Asteroide in arrivo? La ‘caccia’ parte dal centro Esa a Frascati

A Frascati, alle porte di Roma, si trova il Neocc, Near-Earth Object Coordination Centre, il centro appena rinnovato dell'Agenzia Spaziale Europea, l'ESA
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ROMA – Fino a qualche tempo fa, nell’immaginario comune, per indicare la fine del mondo si parlava di ‘diluvio universale’ o di ‘Apocalisse’. Adesso la metafora perfetta della catastrofe è l’asteroide. Sarà forse per l’influenza del cinema, da Armageddon a Deep Impact. E poi tante frasi fatte, meme sui social, persino una pubblicità delle merendine. Tranquilli, però: per adesso non faremo la fine dei dinosauri. Nessun asteroide potenzialmente devastante per la Terra è all’orizzonte. Lo sappiamo grazie ai programmi di difesa planetaria, che si occupano di mappare e monitorare il cielo per intercettare eventuali pericoli. A Frascati, alle porte di Roma, si trova il Neocc, Near-Earth Object Coordination Centre, il centro appena rinnovato dell’Agenzia Spaziale Europea, l’ESA, in cui, tra le altre attività, si osservano gli asteroidi, si seguono nel loro viaggio e si predice la loro posizione nei prossimi cento anni, nonché la probabilità di impatto sul nostro pianeta. Ne abbiamo parlato con il responsabile, Luca Conversi.

“A Frascati al momento ci occupiamo principalmente di due attività: la prima è quella di osservare gli oggetti trovati. Nel mondo ci sono dei telescopi, principalmente americani, che trovano i nuovi asteroidi che passano vicino alla Terra e dopodiché questi asteroidi vanno inseguiti dal punto di vista osservativo in maniera tale da poter migliorare la conoscenza della loro posizione- spiega Conversi-. La seconda attività, che poi è quella principale del centro, è che grazie a dei software molto avanzati siamo in grado, dopo che si è determinato dove si trovano gli asteroidi, di calcolare la loro posizione da qui a cento anni e anche di calcolare la probabilità di un eventuale impatto con la Terra“.

Ma quanti sono, più o meno, gli asteroidi che si trovano intorno alla Terra? “Ad oggi conosciamo 25mila asteroidi che passano vicino alla Terra, vicino in termini astronomici, intendiamoci- chiarisce Conversi-, quindi si intende anche a venti volte la distanza tra Terra Luna. Di questi, poco più di un migliaio sono quelli che sono rientrati nella cosiddetta risk list, la lista di rischio. Quindi vuol dire che sono circa un migliaio quelli che sappiamo che hanno una probabilità maggiore di zero di colpire la Terra. Adesso non c’è di che preoccuparsi perché la grandissima maggioranza di questi asteroidi hanno probabilità inferiore a uno su mille, uno su diecimila, di colpire la Terra. Qualcuno ha probabilità maggiore, però sono oggetti piccoli, dell’ordine di qualche metro, e quindi se dovessero colpire la Terra effettivamente vengono disintegrati al loro rientro nell’atmosfera”.

Gli asteroidi, poi, non sono tutti uguali e neanche il loro eventuale atterraggio sulla Terra lo è. Quelli costituiti principalmente da ferro, per esempio, producono un enorme cratere, mentre quelli più rocciosi si frammentano e cadono a pioggia, come se si generasse un diluvio tutto di pietre.

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Qualora intercettaste un corpo celeste diretto verso la Terra, quale procedura si attiverebbe per la salvaguardia della popolazione? “Fondamentalmente dipende da con che preavviso sappiamo che colpirà la Terra e dalla dimensione dell’ oggetto. Se parliamo gli oggetti dell’ordine di cinquanta metri o meno, il danno sarebbe solamente di scala molto locale: quello che si farebbe è avvisare la Protezione civile ed evacuare la zona. Per oggetti piccoli, dell’ordine di venti-trenta metri, spesso non c’è neanche bisogna di evacuare la zona, basta avvisare la popolazione di stare lontano dalle finestre, perché l’onda d’urto sonica causata dal rientro potrebbe romperle. Se invece parliamo di oggetti di cento metri di diametro ci sono varie tecniche allo studio. La principale a cui stiamo pensando è quella di lanciare un satellite contro l’asteroide per cercare di deviarlo dalla sua orbita grazie all’ impatto e questo farà proprio la missione Dart della Nasa, che verrà lanciata tra qualche giorno. Successivamente l’Esa lancerà, tra un paio d’anni, una missione chiamata Hera che andrà a vedere gli effetti di Dart”.

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