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VIDEO | ‘Vacuo’ a Capodimonte: l’arte che racconta le realtà produttive campane

L'installazione del collettivo Damp fino al 30 luglio sarà esposta e visibile gratuitamente nella sala Impasti dell'istituto Castelli della Real Fabbrica di Capodimonte a Napoli
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NAPOLI – ‘Vacuoè un blocco di memory foam sottratto alla produzione industriale, ma è anche un’opera astratta che sollecita chi la contempla a riconoscere, nella forma data alla materia, tutti i gesti che l’umanità compie quotidianamente. Ricordare a tutti di tenere insieme le questioni della forma e della sostanza delle cose è uno dei messaggi che lancia l’installazione, progetto di site specific art che fino al 30 luglio è esposto e visibile gratuitamente nella sala Impasti dell’istituto Castelli della Real Fabbrica di Capodimonte a Napoli.

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“Abbiamo pensato di creare un dispositivo che mettesse in evidenza l’efficacia del vuoto. C’è un oggetto che attraverso le sue caratteristiche chimico fisiche si lascia andare nel vuoto e su cui si imprime la parola ‘Vacuo’ che si manifesta quando l’oggetto, di fatto, scompare”, ha spiegato Viviana Marchiò del collettivo Damp, che ha pensato e realizzato l’opera, nell’ambito di un progetto ideato anche in collaborazione con i dipartimenti di architettura delle università Luigi Vanvitelli e Federico II.

“Siamo stati invitati a riflettere sul concetto di produttività – hanno detto i componenti del collettivo Damp – e con questa installazione riproponiamo l’ozio, ma come una forma di produttività”. “Il progetto Materia Viva – ha aggiunto Giovanni Petrone, presidente di Casa del Contemporaneo – si propone di far incontrare il mondo della materia con quello immateriale, il teatro ad esempio. Questo incrocia il mondo della impresa e della produzione, quindi chi tratta la materia. Si tratta di trovare il punto di equilibrio tra il mondo della produzione e la produzione dell’immateriale”.

Per l’installazione è stato utilizzato un materasso dell’azienda Silver Prince srl, una società “molto attenta all’ambiente. Sfruttiamo – ha detto il consulente dell’azienda Mario Angelino – solo fonti rinnovabili e per la produzioni si utilizza solo l’energia consumata. È un progetto ambizioso: un’industria che lavora però in maniera ancora artigianale”.

L’obiettivo è infatti anche quello di comunicare la vocazione produttiva di un territorio come quello campano. L’opera, dopo essere stata esposta anche al Palazzo Fondi di Napoli, arriverà a Marcianise, nella piazzetta urbana dell’ex Macello per comunicare il territorio, attraverso il design, anche ai cittadini.
Vacuo – ha detto Maria D’Ambrosio, presidente di F2Lab è l’opera che ci serve per comunicare che il territorio tra Napoli a Marcianise, e quindi la provincia di Caserta, è un unico grande territorio da leggere in chiave produttiva. Vogliamo raccontarlo a partire dalle realtà che si sono insediate sul territorio e che costituiscono una ricchezza, un valore. Ma per farlo abbiamo ribaltato le logiche: partiamo dalle opere realizzate dagli artisti per raccontare le attività e le aree produttive”.

“Questo – ha commentato il sindaco di Marcianise Antonello Velardi – è un tentativo, secondo me molto ben riuscito, di incrocio e di intreccio tra una realtà produttiva e il mondo dell’arte e della cultura. In un’area sospesa tra il futuro e il passato si tratta di ingentilire quel territorio, di trasmettere dei messaggi e di far comprendere che Marcianise, insieme alle aree limitrofe, è un territorio del fare, delle idee, dei progetti”.
L’opera per buona parte dell’estate resterà a Capodimonte, in particolare negli spazi restaurati della sala Impasti della Real Fabbrica, dove è stato avviato un nuovo percorso, in sinergia con Materia Viva, con l’obiettivo “proprio di mettere in contatto il mondo dell’arte con le realtà produttive locali. È parte della nostra mission valorizzare le produzioni territoriali – ha sottolineato Valter Luca De Bartolomeis, dirigente dell’istituto Caselli – e le eccellenze. È una unione fondamentale per la rinascita e la valorizzazione, per il racconto, la nuova narrazione di realtà produttive storiche stratificate che spesso vengono però ignorate. È un punto di partenza per creare un futuro per i nostri giovani e offrirgli opportunità”.

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