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Fedriga: “Sanitari no-vax? Non licenziarli ma convincerli”

massimiliano fedriga friuli venezia giulia
Il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni è contrario alla proposta di Cirio, governatore del Piemonte
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TRIESTE – Friuli e “Licenziamenti? No, penso che la strada da percorrere sia quella del convincimento, non del licenziamento. Dobbiamo far capire l’importanza di tutelarsi principalmente per le professioni sanitarie”. Così il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervenuto stamani su Radio Capital sull’ipotesi di licenziamento dei sanitari che non vogliono vaccinarsi contro il Covid avanzata dal governatore del Piemonte, Alberto Cirio.

In Friuli Venezia Giulia stiamo andando avanti nel rispetto della normativa nazionale che prevede la segnalazione, la richiesta di vaccino e nel caso lo spostamento di mansioni che non comportino la permanenza in reparti o situazioni critiche”, spiega Fedriga, secondo cui in generale c’è una piccolissima parte delle persone che proprio non vuole vaccinarsi. “Poi c’è una parte che ha ancora paura perché ci sono informazioni contrastanti- aggiunge-, perché c’è anche una campagna informativa, soprattutto sui mezzi informali, che racconta un sacco di menzogne e fake news, e chi non è del settore dei dubbi se li pone. Noi dobbiamo fugare quei dubbi– conclude- con la verità della scienza, e con un incentivo proattivo per invitare le persone a vaccinarsi, invio di mail, di lettere o chiamate”.

“RIAPRIRE LE DISCOTECHE? IL GREEN-PASS HA DUE EFFETTI BENEFICI”

Abbiamo fatto la proposta come Conferenza delle Regioni di utilizzare il green-pass per le discoteche. Questo ha due effetti benefici: uno di svolgere l’attività in sicurezza, e il secondo di incentivare la partecipazione alla campagna vaccinale“. Lo fa sapere Massimiliano Fedriga, intervenendo stamattina su Radio Capital.

“Su questo mi auguro ci sia un’apertura anche da parte del ministero della Salute– continua Fedriga-, perché i passaggi verso la normalità devono essere abbinati ai vaccini. Se invece diciamo ‘devi partecipare alla campagna vaccinale, ma comunque alla normalità non tornerai mai’, non penso sia un successo per far aderire le persone. Dobbiamo far capire– conclude il presidente- che con i vaccini si può tornare alla normalità, perché così è: basti vedere Israele”.

“TERZA DOSE? MANCA IL DATO SUL TIPO DI SIERO E SUI TEMPI”

Per parlare di terze dosi manca un dato fondamentale: quando e che tipo di vaccino bisogna usare. C’è ancora un dibattito scientifico in corso. Le macchine regionali sono ovviamente pronte a partire, ma una cosa è se si fa una terza dose e finisce là; altra cosa è, come ci sono tesi, se sarà un vaccino annuale. Non c’è ancora chiarezza su questo” spiega Fedriga, intervenendo nel pomeriggio a SkyTg24.

“È chiaro che se diventasse un vaccino ripetitivo noi dovremo spostarci dalla straordinarietà di questa campagna vaccinale, dalle strutture e dal personale ad hoc, all’ordinarietà – specifica -. Questo significa che dobbiamo coinvolgere i medici di medicina generale, le farmacie. Ma manca il dato scientifico su quante volte bisogna vaccinare, con quale vaccino e quando”. Lo stesso smantellamento degli hub vaccinali, aggiunge Fedriga, dipende da questo dato: “Possiamo farlo quando ci sarà la certezza che ci sia qualcuno che vaccini. Non possiamo chiudere e poi andare a firmare l’accordo nazionale, ma dobbiamo assicurarci che ci sia già una rete di medicina generale, di farmacie che somministra il vaccino con le tempistiche e con l’organizzazione dovuta. Anche perché – conclude – un’organizzazione così straordinaria nel lungo periodo diventa insostenibile”.

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