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VIDEO | Rapporto Cobat 2018: “Al riciclo oltre 140mila tonnellate di rifiuti tecnologici”

Ricerca Althesys: "Più elettronica, meno scarti; nuovi modelli di business cambiano il fine vita dei prodotti"
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ROMA – Oltre 116mila tonnellate di batterie al piombo e più di 6mila tonnellate di pile portatili esauste, quasi 19mila tonnellate di Raee-rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, oltre 2mila di Pfu-pneumatici fuori uso, per un totale di oltre 140mila tonnellate di rifiuti tecnologici avviati al riciclo. Sono i dati 2018 della raccolta di prodotti a fine vita contenuti nel rapporto Cobat 2018, presentato stamattina al museo nazionale MAXXI a Roma da Giancarlo Morandi e Michele Zilla, rispettivamente presidente e direttore generale dello storico consorzio che dal 1988 si occupa di economia circolare, illustrato assieme alla ricerca ‘Scenari e strategie future di gestione dei rifiuti tecnologici’, realizzata dalla società Althesys.

https://www.youtube.com/watch?v=cg5VT10d0x0

I RISULTATI DEL MODELLO CIRCOLARE

Un modello, quello dell’economia circolare, che, in base alla ricerca, sta iniziando a trasformare l’industria, soprattutto quella dell’elettronica, grazie alle novità normative ma anche alle innovazioni in termini di tecnologie e modelli di business, senza dimenticare l’attenzione alle politiche di sostenibilità, che è cresciuta e continuerà ad aumentare nei prossimi anni. Dal rapporto Cobat emerge la crescita di un +35,43% della raccolta dei Raee nei 1.392 punti gestiti dal consorzio in tutta Italia, che registrano il segno più in tutti i raggruppamenti: R2-altri grandi bianchi (+381%), R4-piccoli elettrodomestici (+113%), mentre il raggruppamento R3-tv e monitor, con oltre 8mila tonnellate, resta quello in cui il Consorzio registra la maggiore quantità raccolta. Sui Raee professionali la raccolta, gestita direttamente da Cobat, è passata dalle 1.360 tonnellate del 2017 alle 1.401 del 2018. Incremento di +6,5% anche nella raccolta di pneumatici fuori uso, in cui Cobat ha ottenuto un formale riconoscimento da parte del Comitato per la Gestione degli Pneumatici Fuori Uso presso Aci, per svolgere la gestione degli Pfu prodotti dal settore dell’autodemolizione, dove cresce la fidelizzazione. Tra le regioni che registrano il maggiore incremento rispetto ai quantitativi di raccolta delle batterie al piombo esauste primeggia il Molise, con un +17%, seguito da Campania (+11%) e Lazio (+8%). In assoluto, sono Lombardia (oltre 22mila tonnellate), Veneto e Campania (oltre 12mila tonnellate) che raggiungono i migliori risultati. Calo, invece, nella raccolta di pile portatili esauste a livello nazionale, con un -10% legato alla diminuzione della raccolta in Lombardia (-30%), Veneto e Lazio, che però in termini assoluti restano le regioni più virtuose (rispettivamente 353, 245 e 96 tonnellate raccolte). Nonostante la previsione di un aumento dell’accesso delle persone alle apparecchiature elettriche ed elettroniche nei prossimi anni, è tutt’altro che scontata negli scenari futuri una corrispondente crescita del flusso dei rifiuti. In base alla ricerca di Althesys, illustrata dal Ceo della società Alessandro Marangoni, stanno, infatti, cambiando le modalità di distribuzione, le esigenze dei consumatori e l’economia stessa, con l’avvento della sharing e della subscription economy, la convergenza tra prodotti e servizi, la dematerializzazione e la diffusione dei sistemi cloud. Oltre all’evoluzione del quadro normativo e alla grande incognita delle vendite online.  

A diffondersi, sarà un modello basato non più sull’acquisto dei prodotti tecnologici, ma sulla trasformazione di alcuni di essi in servizi (non ‘pay for goods’, ma ‘pay for use’) e sulla diffusione della vendita online, che modificherà anche le modalità di gestione del fine vita. Resterà prioritario, però, oltre a un più efficiente uso delle risorse, il riciclo. Principali driver di cambiamento individuati dalla ricerca, durata un anno, sono: l’urbanizzazione, l’industrializzazione con un miglioramento delle aree meno sviluppate, la digitalizzazione e la connettività, con lo scambio sempre più veloce di dati, e i fattori ambientali legati alla scarsità delle risorse. Driver globali e abilitatori digitali comporteranno una convergenza tra settori differenti che porterà a generare nuovi prodotti e servizi e, a loro volta, nuovi modelli di business (sharing economy, subrscription economy, smart service economy, circulary economy), con un forte impatto rispetto al fine vita dei prodotti.

LE POLITICHE EUROPEE

Le politiche europee sull’economia circolare delle apparecchiature elettriche ed elettroniche potrebbero, poi, essere ancora più incisive, non in riferimento al Pacchetto europeo per l’economia circolare, già recepito in diversi Stati membri, ma soprattutto rispetto alle soluzioni adottate da alcune nazioni, che potranno essere prese a modello per l’intero continente. È il caso della Francia, che ha adottato una modulazione dell’eco-contributo per incentivare i produttori di dispositivi elettronici a migliorare design e riciclabilità dei propri prodotti, con la Germania che ha introdotto tale sistema nel comparto imballaggi. “Dovremmo accorgerci che c’è un limite allo sviluppo dell’economia lineare perché le risorse sono finite- dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’Ambiente e ministro delle Politiche Agricole, presidente della fondazione Univerde- bisogna avere la capacità di rinnovarsi”. Quello dell’economia circolare “è un investimento economico, non solo etico, che aiuta l’occupazione e l’economia, consentendo di creare occupazione e innovazione”. Opinione condivisa da Ermete Realacci, presidente di fondazione Symbola, che sostiene: “Oltre che all’ambiente, la corretta gestione del ciclo dei rifiuti e il riuso dei materiali fanno bene a intere filiere produttive e proprio dal riciclo delle materie prime può derivare un pezzo importante della nostra green economy. Il traguardo di un sostanziale azzeramento dei rifiuti in discarica, e più in generale quello dell’economia circolare, non è oggi un’idea romantica- conclude- ma una prospettiva industriale concreta ed economicamente vantaggiosa”.

GLI OBIETTIVI DI COBAT

“Cobat diventerà sempre più una piattaforma di servizi in grado di gestire la rete di raccolta- afferma Zilla- Cobat deve concentrare la sua attenzione sugli investimenti: nell’integrazione verticale, dove necessario; in riciclo e sviluppo, con progettazione e produzione di brevetti; nell’internalizzazione; e, nella Cobat Academy, che sta nascendo in questi giorni e con cui intendiamo costruire la formazione interna e fornire servizi di formazione verso l’esterno. Dobbiamo ampliare e arricchire il bouquet da presentare ai nostri produttori”. 

MORANDI (COBAT): “SPECIALIZZARE ATTIVITÀ PER FILIERA DI PRODOTTI”

“Dobbiamo sempre più specializzare le attività per filiera di prodotti”. Questa la ricetta che, secondo il presidente di Cobat, Giancarlo Morandi, deve essere scelta dal consorzio che si occupa di servizi per l’economia circolare, per rispondere alle nuove sfide tecnologiche e normative che stanno portando alla creazione di nuovi modelli di business, impattanti sul fine vita dei prodotti. “Come è facile comprendere- aggiunge alla Dire Morandi, a margine della presentazione del Rapporto Cobat 2018- è diverso raccogliere una piccola pila inserita in un’apparecchiatura elettrica ed elettronica, dal raccogliere un frigorifero, una lampadina, un pneumatico, un fuoco esplodente. Tutte queste attività vanno seguite nei mercati dove vengono generati questi prodotti a fine vita”. Per Morandi “è importante capire l’evoluzione dei mercati per poter soddisfare le esigenze dei consumatori che, quando si trovano ad avere tra le mani un prodotto a fine vita, devono sapere dove metterlo facilmente e facilmente quel prodotto deve essere recuperato”. “Questa è un’attività importante che noi svolgiamo in accordo con l’associazione nazionale dei comuni italiani, ma deve soprattutto traguardare le nuove esigenze che stanno arrivando nella gestione dei prodotti- osserva il presidente di Cobat- Per questo lavoriamo assieme alla Bocconi e ad alcuni istituti di ricerca, in modo da essere preparati e rispondere già oggi alle sfide di domani mattina”. Il consorzio “che da 30 anni lavora nel campo dell’economia circolare” garantisce una copertura del territorio nazionale con 70 punti Cobat e 25 impianti di trattamento e riciclo accreditati. Oltre alla raccolta, i servizi offerti agli oltre 1.200 produttori e importatori iscritti, con un immesso al consumo di oltre 230mila tonnellate, sono lo stoccaggio e avvio al riciclo, attraverso il Sistema Cobat (Cobat Ripa, Cobat Raee, Cobat Tyre). “Economia circolare- conclude Morandi- vuol dire nuovi posti di lavoro, nuova ricchezza e rispetto per l’ambiente”.

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