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A Ecomondo intesa conoe-federdistribuzione su raccolta scarti oli
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https://youtu.be/sBcGXO0wZSI

RIMINI – Promuovere la raccolta degli oli vegetali esausti nei supermercati e sensibilizzare i cittadini alla corretta raccolta in casa. Sono questi gli obiettivi del protocollo d’intesa firmato a Ecomondo fra il Conoe, Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e grassi vegetali ed animali usati, e Federdistribuzione, l’organizzazione che riunisce le aziende di distribuzione moderna organizzata. Il protocollo, siglato a Ecomondo nello stand di Utilitalia, ha dato vita a un’operazione congiunta per avviare nelle strutture commerciali di Federdistribuzione la raccolta di oli e grassi vegetali e animali esausti prodotti nelle abitazioni domestiche, per un progetto che punta a coinvolgere tra i 4.000 e i 5.000 punti vendita, per un’area che serve circa 8.000 comuni. Compito del Conoe è di vigilare sulle fasi di gestione di questo pericoloso rifiuto, in conformità con le disposizioni nazionali e sovranazionali.

L’obiettivo è di “capillarizzare questa raccolta su tutto il territorio nazionale” spiega Tommaso Campanile, presidente di Conoe, chiamando a una “responsabilità etica da parte di tutti i cittadini per un impegno assolutamente importante anche per l’economia nazionale, perché si creano attività e aziende”. Un altro scopo è quello di “dare indirizzi comportamentali ai consumatori, spiegare la nocività di questi oli e fare capire che tipo di rigenerazione ci può essere in questo rifiuto se conferito correttamente” aggiunge Marco Pagani direttore Normativa e Rapporti istituzionali di Federdistribuzione.

Cosa prevede il protocollo d’intesa

L’accordo prevede la definizione di una campagna di educazione ambientale diretta a informare i cittadini e i produttori dei rischi causati dalla cattiva gestione e i vantaggi derivati dall’avvio a recupero di questo rifiuto. Infatti, nonostante nel 2018 delle 260.000 tonnellate di oli esausti prodotte, 94.000 dai settori professionali e 166.000 da attività domestica, cioè gli scarti casalinghi, pari al 64% del totale, ebbene solo un quarto di queste ultime arriva alle bioraffinerie. Tutto il resto viene disperso nell’ambiente oppure gettato nei lavandini. “Ci auguriamo che quel quarto possa diventare almeno due quarti, ottimisticamente tre quarti- auspica Pagani- ma è qualcosa che deve partire da subito”.

L’obiettivo da raggiungere

L’obiettivo è quindi di recuperare questa produzione, incrementando il ciclo intrapreso da Conoe, che nel 2018 ha raccolto 76.000 tonnellate di oli esausti, derivanti principalmente da attività professionali. Di queste, il 90% viene già avviato a rigenerazione per la produzione del biodiesel, un combustibile vegetale non tossico che può essere utilizzato come carburante per autotrazione in sostituzione o miscelato con carburanti di origine fossile, riducendo il contributo di emissioni di CO2 nel settore dei trasporti.

Se tutti gli oli vegetali esausti generati in Italia fossero recuperati come biodiesel, oltre ai benefici ambientali, si otterrebbe un risparmio sulle importazioni di petrolio pari a circa 112 milioni di euro. Dal punto di vista ambientale, una raccolta prevista di 200-230.000 tonnellate di olio esausto sulle 260.000 prodotte ogni anno e destinate quasi integralmente alla produzione di biodiesel per autotrazione, porterebbe a una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 790.000 tonnellate all’anno. Un valore equivalente alle emissioni di 253.000 automobili per una percorrenza media annuale di 20.000 chilometri. Inoltre, si otterrebbe un risparmio nei consumi di acqua pari a 282.000 metri cubi l’anno, paragonabile al consumo medio giornaliero di oltre un milione di cittadini italiani.

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