Due o tre ministri in più alla Lega? Lunedì Di Maio e Salvini decidono

Ci sarà anche qualche sottosegretario in più per accontentare il M5S che esce penalizzato dal rimpasto, prezzo da pagare dopo la batosta elettorale
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Si avvicina il momento della verità. Dopo il faccia a faccia di ieri, Salvini e Di Maio lunedì si vedranno con il presidente del Consiglio per aggiornare il contratto di Governo con le nuove urgenze e rimpastare la squadra dei ministri. Due o tre le poltrone in ballo, che dovrebbero passare alla Lega. Capitan Salvini deve rimpiazzare il posto agli Affari europei lasciato da Savona, poi dovrebbe portare a casa le Infrastrutture, la Sanità o l’Ambiente, che molte volte a causa delle varie autorizzazioni in materia di tutela entra in contrasto con la voglia di accelerare appalti e cantieri. Tra le voci che si rincorrono a Montecitorio la possibilità che, se dovessero essere più di due i ministeri interessati, per il Governo sia necessario un passaggio in Parlamento per confermare la maggioranza. Ci sarà anche qualche sottosegretario in più per accontentare il M5S che esce penalizzato dal rimpasto, prezzo da pagare dopo la batosta elettorale. Per quanto riguarda le altre nomine, salgono le quotazioni che vedono il sottosegretario Giancarlo Giorgetti candidato alla Commissione europea. Sul versante più politico, in attesa dei ballottaggi di domenica, sono ripresi ad uscire i sondaggi. Confermata la Lega come primo partito, secondo il Pd con oltre il 23%, seguito dal M5S al 18,9 (aveva il 17% alle Europee). Grande sorpresa: Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni al 7% sorpassa Forza Italia, che sprofonda al 6,9. Comincia anche a rafforzarsi l’ipotesi che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, quando arriverà il momento del voto, si presenti con una sua lista visto che i sondaggi la quotano attorno al 12%. Una forza moderata di Centro che potrebbe risultare decisiva per le alleanze e che spingerà quanto prima gli altri attori che stanno pensando ad una operazione simile (Renzi? Calenda? Toti?) a spingere l’acceleratore. Con il rischio di scontrarsi.

LEGGI DIREOGGI | EDIZIONE DEL 7 GIUGNO

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

7 Giugno 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»