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Il Supersalone del Mobile resta internazionale, ma l’allestimento divide

Stefano_Boeri
Metà delle prevendite dei biglietti sono andate agli stranieri, ma i visitatori si sono mostrati scettici nei confronti della nuova esposizione
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Di Giacomo Cozzaglio e Giovanni Domaschio

MILANO – Metà delle prevendite dei biglietti andate a visitatori stranieri, ed il 16% degli espositori non italiani: questi alcuni numeri che Maria Porro, presidente del Salone del Mobile, fornisce oggi sul Supersalone 2021. La vocazione internazionale dell’evento è dunque salva.

Un’edizione, quella di quest’anno, segnata da numerose novità, figlie dell’anno e mezzo di pandemia che il Paese ha vissuto e che ha anche causato l’annullamento dell’evento nel 2020. Niente più veri e propri stand, ma spazi dedicati alle aziende partecipanti su lunghe pareti in legno riciclabile, che ospitano le numerose sfumature di colori tenui di sedie, letti e cucine esposti sia per i grandi compratori del settore che per i piccoli consumatori. L’accento è posto sulla componente smart e sulla riscoperta della casa come ambiente in cui vivere.

L’attenzione agli spazi dedicati allo smart working è subito individuabile e si applica trasversalmente ai mobili di ogni stanza, dalle cucine multifunzionali alle forme ottimizzate del mobilio per camere da letto. Discreta anche la presenza di pubblico, subito visibile fin dalle metro dirette a Rho Fiera, non gremite ma sicuramente più frequentate di quanto l’epoca covid avesse abituato i pendolari.

“Milano è fortissima perché ha questo evento unico ed è una città che si apre in tutti i suoi spazi. Sono il Salone e il Fuorisalone insieme a rendere Milano piattaforma mondiale del design“, dichiara l’architetto Stefano Boeri, curatore dell’edizione di quest’anno. Di ripartenza parla anche Maria Porro, che definisce il Salone “un vero e proprio detonatore che ha fatto rinascere una città e un intero settore creativo che produce in Italia”.

Riguardo a questa situazione, però, le voci dei visitatori si dividono: se qualcuno esprime la speranza che sia un “punto di ripartenza” per la città di Milano o per l’Italia in generale, non mancano voci di critica nei confronti della nuova disposizione dei prodotti. “Questi piccoli stand non danno abbastanza spazio alle aziende per esporre il proprio lavoro” lamenta una delle visitatrici; “non sapevamo che c’erano dei pannelli attaccati alle pareti e nient’altro, è una grande delusione”, dichiara un altro. Un salone innovativo, ma che genera qualche discussione.

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