Comitato Femminicidio in vita: “La riforma dell’affido dei minori è una complicazione processuale”

"Urge mettere mano alla legge 54/2006 sull'affido condiviso, affido condiviso sì, ma non quando violenza fisica, psicologica ed economica pregiudicano la capacità genitoriale"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Vogliamo esprimere alcune considerazioni sulla proposta di legge 2047 presentata alla camera dei deputati su iniziativa dei deputati Ascari, D’Orso, Palmisano, Piera Aiello, Barbuto, Businarolo, Cataldi, Di Sarno, Di Stasio, Dori, Giuliano, Perantoni, Saitta, Salafia, Sarti, Scutellà: modifiche al codice civile e alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di affidamento dei minori. Questa proposta di legge è ancora al vaglio, l’avv. Gemma Bracco dello studio associato Bracco Manduca, che sostiene le vittime del nostro comitato, si è così espressa a riguardo: “la riforma complica processualmente il quadro perché impone delle restrizioni e le impone a famiglie dove i minori ovviamente sono trattati in modo non buono, e non vi è tutta invece la fase del sostegno delle famiglie e soprattutto bisogna prendere l’occasione per metterci dentro anche la bigenitorialitá che non sempre è un valore, ma spesso un limite”. E’ quanto si legge in una nota del comitato Femminicidio in Vita.
“Sebbene i difensori dei diritti dei padri abbiano argomenti validi- si legge ancora- in troppi casi si presentano come così stridenti, amareggiati e misogini da causare più danni che benefici. Se le circostanze lo richiedono, il tribunale dovrebbe monitorare, sorvegliare e/o limitare il contatto del genitore che confonde il collocamento dei figli con l’esclusivo, quanto raro, affidamento. La bigenitorialitá non è spostare i figli nella casa dell’altro genitore per poi cadere nell’errore di comportarsi da affidatario imponendo il proprio interesse al di sopra dell’interesse superiore dei bambini. E’ necessario che la nostra legislatura trovi gli strumenti necessari per far uscire dal silenzio i genitori separati messi in difficoltà da una chirurgica applicazione della legge 54/2006 sull’affido condiviso che obbliga alla bigenitorialitá anche se l’ex partner si rivela dispettoso, prepotente, violento. I figli contesi, oggi, hanno tre corsie preferenziali: casa famiglia oppure affido ai servizi sociali con collocamento presso il genitore che paradossalmente promuove la contesa e come terza soluzione affidamento etero familiare”.
“Per educare e rispettare la crescita di un bambino- conclude il comitato- occorre che la società si prenda cura anche del contesto familiare in cui vive. A maggior ragione se si tratta di famiglie monoparentali. Urge mettere mano alla legge 54/2006 sull’affido condiviso, affido condiviso sì, ma non quando violenza fisica, psicologica ed economica pregiudicano la capacità genitoriale minimizzando il tempo di cura dei figli, le rinunce personali, i sacrifici quotidiani di una madre che intende separarsi da abusi e ricatti”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

5 Settembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»