Tav, crisi o rimpasto? Salvini consegna alle opposizioni il futuro del governo

Se le opposizioni non partecipassero al voto, i 107 senatori del M5s prevarrebbero facilmente sui 58 della Lega aprendo la crisi di governo
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ROMA – Matteo Salvini per la prima volta pone una condizione concreta alla prosecuzione dell’esperienza di governo. Se passasse la mozione del M5s contro la Tav, dice nel corso di un comizio a Milano, “ne trarremo le conseguenze”. La mozione, infatti, “e’ una mozione contro il governo e contro gli italiani”.

Parole chiare, che di fatto ‘smontano’ l’operazione ‘paracadute’ condotta dal premier Giuseppe Conte quando in conferenza stampa spiego’ che sulla Tav il governo andava avanti, ma il Parlamento poteva liberamente pronunciarsi. No, per Salvini le due cose devono andare insieme. E quella presentata in aula dal M5s e’, dal punto di vista politico, a tutti gli effetti una mozione di sfiducia all’esecutivo. “E’ contro il governo”, dice il vicepremier.

Si tratta di una ‘politicizzazione’ della mozione che tuttavia, comunque andasse, non avrebbe ricadute sull’Alta velocita’ in Val di Susa. La mozione contro la Tav del M5s, infatti, non impegna il governo. Impegna il Parlamento. Una differenza sostanziale. Come ha spiegato Conte il governo la scelta l’ha gia’ fatta ed e’ stato un si’ al Tav. Se la mozione M5s passasse non avrebbe nessuna ricaduta sull’opera. Avrebbe invece una rovinosa ricaduta sulla tenuta della maggioranza.

Le parole del vicepremier consegnano ‘su un piatto d’argento’ alle opposizioni la chance reale di provocare la crisi di governo. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Pd, infatti, ciascuno secondo argomentazioni proprie, a piu’ riprese hanno spiegato agli elettori che l’esecutivo deve cadere. Se bisognasse provarlo, basterebbe una rapida rassegna stampa.

Giorgia Meloni solo 5 giorni fa spiegava: “Io spero in nuove elezioni subito: se questo governo andasse a casa ora e se le celebrassimo immediatamente, è sotto gli occhi di tutti che ci sarebbero un’altra maggioranza e un altro governo”.

Per Forza Italia, Silvio Berlusconi docet: “Le dimissioni immediate del governo e le elezioni anticipate il più presto possibile sarebbero l’unica scelta responsabile, per ricostruire alle elezioni un centro-destra unito e vero, in grado di riprendere in mano il Paese e farlo uscire da questa difficilissima situazione”.

Quanto al Pd, almeno a parole le varie articolazioni interne sono ‘unite’ a chiedere la caduta dell’esecutivo. “Mollate le poltrone. Governo a casa e la parola agli Italiani”, ha detto il segretario Nicola Zingaretti.

Ebbene Salvini consegna alle opposizioni la possibilita’ di aprire la crisi. Basterebbe che si limitassero a votare a favore delle proprie e altrui mozioni favorevoli al Tav, e lasciare che la maggioranza regoli tra se’ e se’ i conti sulla mozione dei M5s, “contro la Tav”.

I numeri parlano chiaro. Se le opposizioni non partecipassero al voto, i 107 senatori del M5s prevarrebbero facilmente sui 58 della Lega. Le opposizioni restando in aula (per il numero legale) ma non votando, potrebbero mettere la maggioranza di fronte alle contraddizioni interne.

Il 7 agosto 2019 e’ la data del giro di boa per il governo di Giuseppe Conte. Potrebbe cadere. O andare avanti. In entrambi i casi, le opposizioni parlamentari, che oggi gridano ‘governo a casa’, avranno un ruolo.

Paradosso nel paradosso: nel caso in cui la mozione M5s venisse bocciata in aula, e potrebbe farlo solo coi voti decisivi delle opposizioni, Salvini potrebbe passare all’incasso con gli alleati pentastellati. “C’e’ gia’ un nome sul taccuino dei ‘ministri cattivi'”, commentano ironiche fonti di maggioranza.

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5 Agosto 2019
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