Coronavirus, con processi per contagio sui luoghi di lavoro si apre nuova fase

Nel prossimo futuro si potrebbero aprire una serie di procedimenti relativi alla mancata adozione di misure cautelari adeguate sul luogo di lavoro. Ne parliamo con il penalista Stefano Maccioni
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ROMA – “Quello che stiamo vivendo penso che aprirà profili nuovi anche nell’ambito del diritto, e mi riferisco in particolare a quello penale, perché si dovranno sicuramente esplorare tutte quelle responsabilità derivate dal non aver fronteggiato adeguatamente i rischi di contagio sul luogo di lavoro. Tali responsabilità possono configurare i cosiddetti ‘reati omissivi impropri’. Senz’altro nel prossimo futuro si potrebbero aprire una serie di procedimenti che riguarderebbero proprio la mancata adozione di misure cautelari adeguate sul luogo di lavoro, siamo solo all’inizio di questa nuova fase del diritto. Pensiamo, solo per fare un esempio, a tutti i procedimenti aventi ad oggetto le Rsa (Residenza sanitarie assistenziali, ndr) e che potrebbero aprire un percorso in questo senso. Vedremo poi con i consulenti e i periti che cosa si potrà stabilire in proposito”. Così l’avvocato penalista Stefano Maccioni, che da anni si dedica alle costituzioni di parte civile per Cittadinanzattiva onlus, con specializzazione nella responsabilità medica, interpellato dall’agenzia Dire sul tema.

stefano maccioni

L’avvocato Stefano Maccioni

“Si apre un nuovo fronte- ribadisce l’avvocato Maccioni- di volta in volta volta dovremmo andare a vedere quando è stato dato l’allarme del caso positivo, in che tempi, e che cosa si è fatto per evitare il contagio tra i lavoratori. Ma prescindendo, e questo lo voglio sottolineare in grassetto, dalla responsabilità dei singoli operatori sanitari che si sono rilevati dei veri e propri eroi. E parlo sia di medici sia di infermieri, che durante questa emergenza hanno fatto più di quanto umanamente si poteva richiedere, rimettendoci in molti casi la vita”. 

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Sarà però difficile stabilire se il contagio è avvenuto sul luogo di lavoro. “Il problema principale sarà ricondurre il nesso di causalità- spiega l’avvocato all’agenzia Dire- cioè la omessa prescrizione di sicurezza da parte del datore di lavoro sul posto di lavoro, ad esempio con il mancato uso di mascherine e di adeguati sistemi di sanificazione delle aree, con l’avere contratto il virus proprio sul posto di lavoro, perché in teoria lo si potrebbe contrarre semplicemente andando a fare la spesa al supermercato.

Un altro nodo è quello riguardante gli aspetti epidemiologici, perché se per esempio in una fabbrica il contagio sarà in una percentuale molto elevata potremmo dedurre che si è lavorato in un ambiente di lavoro dove non si sono osservate determinate regole di sicurezza”. Ma se ci sarà un singolo caso sarà “quasi impossibile ricondurre la responsabilità dell’infezione al datore di lavoro– spiega Maccioni- perché la persona avrebbe potuto contrarre il virus in altri ambienti. Oltre alla problematica riguardante quelli che hanno una lesione conclamata, c’è anche quella dei portatori sani che potrebbero a loro volta contagiare gli altri. Come Tribunale dei diritti del malato, per lunghi anni abbiamo seguito i processi che avevano a che fare con la vicenda del sangue infetto, che molti forse ricorderanno, che poi ha portato ad una legge che ha fissato degli indennizzi per le vittime e i loro familiari anche a distanza di tempo. Non so se anche per il Coronavirus si potrà pensare addirittura ad un indennizzo per chi è stato colpito o per i familiari che hanno subito dei lutti in famiglia dovuti alla mancata possibilità di fronteggiare questa emergenza. Staremo a vedere…”.

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Ma qualora il lavoratore risultasse positivo al Covid-19, si potrebbe pensare ‘per legge’ di fare il test a tutti i dipendenti dell’azienda? “Sicuramente- risponde il penalista all’agenzia Dire-. Penso che l’estensione a larga scala del test, previsto anche dall’Istituto superiore di Sanità, sia una delle soluzioni per fronteggiare il dilagare di questa infezione. Se si è verificato un caso di positività all’interno di una fabbrica o di un luogo di lavoro occorre sicuramente fare una ricerca su dove si è verificato il contagio. È un modo per arginare il diffondersi dell’epidemia”.

Interpellato poi sui consigli da dare al datore di lavoro per evitare future cause legate al contagio da Covid-19, Maccioni risponde: “Bisogna seguire scrupolosamente le regole che sono state dettate dal ministero della Salute, quindi per quanto possibile è necessario mantenere il distanziamento sociale sul posto di lavoro, adottando tutti i presidi necessari, dalle mascherine ai disinfettanti per le mani. Bisogna sanificare gli ambienti e pulire i filtri dell’aria condizionata. Insomma, è fondamentale rispettare le varie linee guida che ci sono state date dalle istituzioni”. L’avvocato penalista è infine “assolutamente a favore dello smart working e laddove possibile- conclude- va incentivato al cento per cento”.

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5 Maggio 2020
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