Le imprenditrici del Veneto: “Il coronavirus non sia infortunio sul lavoro, è scorretto”

ROMA – Un’azienda che non si ferma e che sta reagendo. E’ la fotografia che Edy Dalla Vecchia, socia e amministratrice delegata di Effedue srl, di Sandrigo, provincia di Vicenza, ha fatto della sua azienda e dell’impatto avuto con l’emergenza Covid19. 

Lungimiranza, partner stranieri e rete delle imprenditrici AIDDA (Associazione Imprenditrici Donne Dirigenti di Azienda) il trittico vincente. Mentre la preoccupazione e’ tutta su questa Fase 2 che doveva essere “piu’ chiara e concertata con le associazioni di categoria”.

“Siamo nella metalmeccanica– ha spiegato- e la nostra e’ un’azienda di subfornitura per lavorazioni di tornitura e fresatura. Lavoriamo un 80% con l’estero e siamo fornitori strategici per filiere molto importanti. I nostri clienti sono soprattutto multinazionali. Finora la crisi l’abbiamo avvertita in modo relativo. Essendo in rete con AIDDA, le mie associate che avevano aziende in Cina, ci hanno informato prima sulle strategie da adottare. Da fine febbraio a inizio marzo erano gia’ in atto, in azienda, una serie di disposizioni per proteggerci, il personale veniva sempre informato con riunioni ogni uno o due giorni. E’ stato chiesto a chi se la sentiva di venire, a chi aveva paura di rimanere a casa, senza alcuna pressione psicologica. Siamo stati chiusi una settimana, e con lo smart working per ufficio commerciale e acquisti non abbiamo avuto alcun problema. Siamo stati anzi molto aiutati- ha ribadito Dalla Vecchia- dai clienti esteri che hanno chiesto di consegnare tutto il materiale di magazzino fino a giugno e ci hanno pagato puntualmente anche prima. Marzo lo abbiamo passato abbastanza indenne, ad aprile chiuderemo con un 60-70% di fatturato rispetto allo scorso anno”. 

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La preoccupazione e’ legata a questa “fase 2, che doveva essere piu’ chiara. Mi sconfortano- ha ammesso la presidente di AIDDA Veneto e Trentino Alto Adige- le situazioni messe in atto. Il discorso che il coronavirus da malattia sia passato ad essere infortunio, ad esempio, con un disagio per le aziende molto pesante e la responsabilita’ penale. Non e’ corretto, i dipendenti sono in azienda 8 ore. Sarei propensa a una certificazione di sanita’, come quella di qualita’. Come faccio a sapere se ho un asintomatico in azienda, pur con tutte le procedure in atto? Come AIDDA abbiamo aperto dei tavoli, perche’ non e’ corretto questo: uno sul turismo, un altro sull’industria, agricoltura ed edilizia per riunire le diverse esigenze. Cercheremo di farci ascoltare, come donne purtroppo abbiamo ancora qualche difficolta’“. 

Ed eccole alcune proposte che l’imprenditrice ha anticipato all’agenzia Dire: “La partecipazione femminile imprenditoriale alla task force, un diverso approccio ai finanziamenti” e ancora “una cassa integrazione baby sitter specifica per genitori che debbano tornare a lavorare, che non procura danni ne’ alla famiglia, ne’ all’azienda con 4 ore per la mamma e 4 per il papa’”, e poi “una decontribuzione per le aziende che stanno lavorando e non pesano sulle casse dello Stato con una detassazione parziale dei contributi, anche per quelle aziende che anticipano la cassa integrazione”. 

Sul Veneto e le scelte del governatore Luca Zaia, Edy Dalla Vecchia si e’ detta “orgogliosa di essere veneta. Il Governatore e’ stato concreto, ha dato spiegazioni chiare e precise e all’inizio e’ stato anche molto duro anche con noi. Non le ha mandate a dire, ma ci ha aiutato come aziende. I controlli ispettivi- ci ha detto- non vengono per fucilarvi, ma per accompagnarvi”. Non sono mancate parole di apprezzamento per il comportamento dei veneti: “C’e’ stato rispetto delle regole e grande obbedienza”.

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5 Maggio 2020
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