M5S in forte sofferenza, ma Draghi avanza e non se ne cura

mario draghi
L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – A livello parlamentare i mugugni, sempre più numerosi e con decibel in rialzo, arrivano dal M5S. Prima forza politica per numeri, al momento qualsiasi indicazione ‘grillina’ viene snobbata dal premier Mario Draghi. “C’è forte e diffuso malcontento- conferma una fonte qualificata del M5S- siamo comunque la prima forza politica ma le nostre proposte, e in particolare le indicazioni per le nomine, Draghi proprio non le considera. Questo fa dire a molti: ma chi ce lo fa fare? A che serve sostenere Draghi se poi alla fine risultiamo ‘cornuti e mazziati’?”. Per questo tra ‘grillini’ si rincorrono le ‘voci’ più disparate: su Conte che dietro le quinte sta studiando come far cadere l’esecutivo; su Di Maio che sotto sotto sta cercando di azzoppare Conte per riprendere la guida del Movimento; sui molti che aspettano che scatti il semestre bianco a fine luglio, quando non si potranno più indire elezioni anticipate, per alzare la voce, scindersi di nuovo, magari creare una nuova corrente con un programma del tipo: ‘Caro Draghi il catalogo è questo, o ce lo dai o ti votiamo contro’. Situazione incandescente, soprattutto per quanto riguarda il Pd di Enrico Letta. Al momento schiacciato nella difesa ad oltranza del Governo Draghi, continua a lavorare per costruire l’alleanza con il M5S, prospettiva che comincia a registrare molti mugugni anche tra i Dem. I prossimi mesi poi saranno terribili, con le elezioni amministrative di ottobre, quando verranno chiamati a votare milioni e milioni di cittadini, con le forze politiche che a quel punto vedranno certificata la loro forza elettorale. Soprattutto a Roma tra Pd e M5S ci saranno scintille. “I vari sondaggi che stiamo facendo e che non rendiamo pubblici – rivela una fonte qualificata del M5S- danno la sindaca uscente, Virginia Raggi, attorno al 25%, davanti a Gualtieri del Pd. Vero che il centrodestra ancora non ha il suo candidato, ma se questo dovesse essere uno ‘scartino’, potrebbe aiutare… al momento al ballottaggio col centrodestra ci andiamo noi”.

Anche nella coalizione di Lega e Forza Italia fervono i preparativi per rendere più accogliente la casa. Silvio Berlusconi, leader degli azzurri, è tornato sulla scena politica e ogni giorno spinge in direzione della Lega di Matteo Salvini: “La sua proposta di una federazione del centrodestra? La consideriamo con grande attenzione” ha detto il Cavaliere ai suoi dirigenti. “Non diciamo no: ne parleremo nelle sedi dedicate del partito. Di sicuro una maggiore unità con le altre forze del centrodestra consentirà di dare maggiore forza alle nostre battaglie storiche… i sondaggi premiano il nostro lavoro. Ho sentito qualcuno dire che saremmo appiattiti sulla Lega: ma quando? Siamo il partito guida del centrodestra e ho sempre trovato in Matteo Salvini un ascoltatore attento: i nostri rapporti sono ottimi”, ha sottolineato Berlusconi. Operazione questa, se andrà in porto, che servirà a marginalizzare la scalata di Giorgia Meloni e dei suoi Fratelli d’Italia. A quel punto la Lega potrebbe entrare a far parte del Partito popolare europeo rimettendosi così in linea con la politica che conta in Europa, trovando preziosi alleati in caso di vittoria del centrodestra alle elezioni politiche del 2023.

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Tra le novità da segnalare, una arriva da Zagabria, capitale della Croazia, dove domenica scorsa si è chiusa una parentesi lunga vent’anni: Tomislav Tomaševic, politologo e militante ecologista di 40anni, è stato eletto sindaco, andando così a prendere il posto occupato dal 2000 dall’eterno e controverso primo cittadino Milan Bandic, morto d’infarto nel febbraio 2021. La svolta è profonda, la coalizione ha vinto perché tutti gli altri partiti si sono spostati su tematiche di centro-moderato. L’alleanza rosso-verde che lo sostiene, raggruppatasi attorno al movimento Možemo! (Possiamo!), ha un programma incentrato su tre pilastri: Economia verde, resiliente e un lavoro dignitoso; Uguaglianza sociale e accesso equo e universale ai servizi pubblici come istruzione, sanità e sistemi di previdenza sociale, che devono esser sempre più liberi dalla logica del profitto; Democratizzazione e lotta alla corruzione, con particolare riferimento alla partecipazione politica e al controllo democratico esercitato dai cittadini, dai media e dall’intera società civile sulle decisioni che li riguardano direttamente.

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