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Patrick Zaki, l’attacco del Comune di Bologna: “Il Governo è assente”

striscione patrick zaki
L'assessora ai Diritti Susanna Zaccaria punta il dito contro l'esecutivo Draghi: "Ha gli strumenti ma non mette in campo iniziative, è molto negativo"
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BOLOGNA – Mentre la città di Bologna continua a tenere “accesa la luce” sul caso di Patrick Zaki, il Governo invece “non si vede. E questo è molto negativo”. L’attacco frontale arriva da Susanna Zaccaria, assessora ai Diritti del Comune di Bologna, intervenuta oggi in Consiglio comunale in risposta all’interrogazione del 5 stelle Marco Piazza. Insieme ad Amnesty il prossimo 16 giugno, giorno del 30esimo compleanno di Zaki, da porta Saragozza all’arco del Meloncello comparirà la gigantografia dello studente egiziano dell’Alma Mater da oltre un anno in carcere a Il Cairo insieme a quella di altri 50 detenuti politici, “proprio per ricordare le vicende che sono molto numerose – spiega Zaccaria – purtroppo quello che non si vede, mi dispiace ma va assolutamente sottolineato, è invece un’iniziativa a un livello governativo. È lì che ci sono tutti gli strumenti giusti e mi piacerebbe molto vedere un impegno a livello governativo rispetto alla condizione di Patrick nello specifico, perché è nostro concittadino, ma anche una presa d’atto della condizione di tante persone. Però purtroppo su questo non mi risultano altre iniziative o aggiornamenti e questo dal mio punto di vista è molto negativo”.

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“TUTTI I PAESI DOVREBBERO MOSTRARE INDIGNAZIONE CONTRO L’EGITTO”

L’iniziativa del 16 giugno, dunque, “spero che faccia comunque continuare a riflettere anche tante persone che magari non sono ancora a conoscenza della vicenda – insiste Zaccaria – e credo che queste iniziative dovrebbero essere condivise anche ad altri livelli”. Secondo l’assessora, infatti, “è assolutamente necessario non abbassare la guardia” sulla vicenda di Zaky e anche degli altri prigionieri politici. “Bisogna proprio far vedere quanto si è indignati per questo tipo di comportamento – prosegue l’assessora -, tutti i Paesi dovrebbero farlo”. Quanto accaduto a Patrick in Egitto “rappresenta un contrasto fortissimo alla tutela dei diritti – continua Zaccaria -, non riesco a capire se è un accanimento che deriva dalla visibilità, ma considerando il numero di detenuti politici che ci sono in Egitto e in tanti altri Paesi, temo purtroppo che sia una modalità, un esercizio esorbitante di potere ingiustificato che arriva a sottrarre la libertà personale in assenza di una contestazione, quindi rendendo impossibile imbastire una qualsiasi forma di difesa in una fase peraltro pre-processuale, cosa che per noi sarebbe assolutamente impensabile, anche perché non è basata su determinati requisiti che invece sono fondamentali per poter arrivare a togliere a una persona la libertà personale”, sottolinea Zaccaria.

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