‘Il fondo dell’abisso’: 4 marzo 2016, omicidio Luca Varani

luca varani
"Un omicidio efferato, preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello di appagare un crudele desiderio di malvagità"
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ROMA – “Varani era stato reso inerme ma non era incosciente, era capace di percepire le sofferenze che gli sono state imposte, in un’agonia di oltre due ore. Una morte lenta e atroce. Si è toccato, l’abisso umano”. 

Così il procuratore generale della Cassazione, al momento della condanna a 30 anni di carcere per Manuel Foffo. Lo studente romano e il pr Marco Prato, il 4 marzo del 2016, torturarono e uccisero il il 23enne Luca Varani. Prato, noto negli ambienti gay della Capitale, si suicidò in carcere nel 2017. 

In preda ad un delirio personale e a un mix pesante di alcol e cocaina (si stimerà che i due ne abbiamo consumata in pochi giorni circa 1500 euro), Prato e Foffo iniziano a cercare una vittima casuale, fin quando dalla rubrica del telefono viene fuori il nome di Luca Varani. Lo chiamano e lo attirano nella casa di via Igino Giordani, al Collatino di Roma. Dopo averlo drogato, il massacro. 

A distanza di cinque anni risuonano ancora le parole del Gip, che nel verbale di arresto di Prato e Foffo scrive: “Un omicidio efferato, preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello di appagare un crudele desiderio di malvagità“.

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