Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Coronavirus, i pediatri Sipps: “Ecco tre azioni per limitare il contagio”

"Se abbiamo le idee chiare su cosa fare e come gestire questa emergenza la paura diminuira'"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Il Coronavirus si sta diffondendo, ma “se abbiamo le idee chiare su cosa fare e come gestire questa emergenza la paura diminuira’. La prevenzione ci viene in aiuto, perche’ da’ maggiore sicurezza e ci garantisce di agire con tranquillita’ e competenza”. Giuseppe Di Mauro, presidente della Societa’ italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), lancia un messaggio positivo e attento al mondo sanitario e istituzionale.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, oltre 2700 contagiati e 107 i morti. Ufficiale la chiusura delle scuole da domani al 15 marzo

Il suo ragionamento poggia infatti su tre obiettivi: “Occorre proteggere dall’infezione tutti gli operatori sanitari e parasanitari fornendo adeguati dispositivi medici (mascherine, visiera, camice monouso e guanti); educare i genitori ad usare il telefono attivando i consulti telefonici pediatrici, che dovranno essere omogenei in tutta Italia con numeri dedicati in ogni Asl; se il numero di contagi dovesse aumentare le istituzioni dovrebbero definire dei percorsi preferenziali, magari attrezzando le tante strutture dismesse presenti nel nostro Paese, dove tenere in quarantena le persone infettate”.

Nei giorni scorsi sia i sindacati che le societa’ scientifiche di pediatria, insieme al ministero della Salute, si sono impegnate a fornire indicazioni di buon comportamento sul consulto telefonico pediatrico. Sul tema, la Dire ha sentito anche Leo Venturelli, responsabile dell’Educazione alla salute e alla comunicazione della Sipps, per chiarire alcune criticita’: “Il consulto telefonico prevede che il genitore non vada spontaneamente nello studio del pediatra, ma che effettui prima una prenotazione telefonica per non sostare in sala d’attesa con altri genitori e bambini. In questo modo si eviterebbe il rischio di contagio malattie, in particolare nel caso dell’infezione da Coronavirus. Dobbiamo, quindi, abituare i genitori ad utilizzare il telefono”.

Purtroppo ad essere in pericolo sono proprio gli operatori sanitari e parasanitari. “C’e’ un 10% di presenza di Coronavirus presso medici e infermieri– evidenzia Di Mauro- dobbiamo evitare che i pediatri si ammalino e che diventino loro stessi degli untori. Non e’ nostro desiderio indossare mascherino o altro negli ambulatori ma e’ necessario, perche’ se diventiamo positivi al Coronavirus sarebbe un disastro per le centinaia di visite quotidiane che svolgiamo”.

Il mondo della Pediatria ha chiesto, quindi, alle aziende sanitarie di tutelare la salute degli operatori fornendo gli strumenti indicati nel decreto del ministro Speranza, ma “in parecchie zone, almeno in quelle gialle (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) non sempre le Asl sono riuscite a fornire a tutti i pediatri i presidi di difesa. Alcune Asl si stanno attivando- fa sapere Venturelli- altre sono in alto mare e in altre ancora i presidi sanitari ci sono, ma non sono stati distribuiti”.

Una situazione, quindi, che in Italia sembra a macchia di leopardo. Secondo Di Mauro pero’ e’ arrivato il momento di agire. “Pensare di attivare dei percorsi ad hoc per gestire l’emergenza ci permetterebbe di sbloccare le attivita’ degli ospedali. Non possiamo permettere che le terapie intensive siano piene- afferma il presidente della Sipps- perche’ ci sono anche altre problematiche che siamo chiamati ad affrontare: tutta l’area della cronicita’ e delle patologie acute”.

Infine, sul counseling ai genitori relativo al Coronavirus, la Sipps ricorda che “e’ patrimonio di tutti i pediatri la capacita’ di parlare con le famiglie”. In sostanza i pediatri continueranno a diffondere tra i loro assistiti le indicazioni pubblicate sul sito del ministero della Salute e presenti negli studi medici.

“Tra le principali ritroviamo il lavarsi le mani, non toccarsi il viso, mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro tra le persone e mostrare ai bambini come lavarsi le mani. Se in una famiglia c’e’ una persona affetta dall’infezione Coronavirus- sottolinea Venturelli- ci sono altre condizioni particolari da rispettare e che il medico e gli operatori sanitari dovranno spiegare, come il ripetere il tampone per controllare se la positivita’ al virus sia ancora presente o se si e’ annullata nel tempo“.

Come rispettare la distanza di sicurezza nei supermercati? “Bastera’ non avvicinarsi troppo alle persone, utilizzando dei guanti sui carrelli perche’ sono toccati da migliaia di persone e non toccarsi il viso mentre si fa spesa. Al rientro a casa il genitore dovra’ lavarsi abbondantemente le mani e se dovesse starnutire o tossire- conclude il responsabile dell’Educazione alla salute della Sipps – lo faccia nell’ambito del proprio gomito”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»