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Nella Lega di Salvini ora Giorgetti rischia grosso

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L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – “Adesso Giancarlo Giorgetti rischia grosso”, spiega un leghista lumbard della prima ora interpellato sullo scontro in atto tra numero uno e due del Carroccio. Ma questa contrapposizione tra lui e il leader Salvini è vera o è un gioco delle parti? “Giorgetti ha una sua linea, vuole uscire dall’angolo aprendo all’Europa e aderendo al Partito popolare europeo, rompendo coi sovranisti scomodi alla Orban e Le Pen. Ma Giorgetti non ha un grande seguito, vero che conosce il partito e i militanti uno per uno ma difetta in leadership. E Salvini è comunque uno che, seppur al momento in crisi, ha la capacità di andare nelle piazze a cercare i voti“.

Il ministro dello Sviluppo economico in questi ultimi giorni ha cercato in tutti i modi di marcare la differenza: prima volando negli Stati uniti per recuperare rapporti e credibilità nei confronti della Lega filo-Putin di Salvini; poi sposando e sostenendo a spada tratta la candidatura del premier Mario Draghi al Quirinale; addirittura facendosi immortalare a tavola col nemico Luigi Di Maio, quello che ha definito Salvini inaffidabile e il più bugiardo dei bugiardi.

Il leader della Lega per un po’ ha masticato amaro, poi ha rotto gli indugi replicando a muso duro: intanto facendo sapere che la Lega da subito chiederà di cambiare il reddito di cittadinanza caro ai ‘grillini’. Poi rilanciando l’alleanza coi sovranisti europei, Orban e polacchi in testa, infine convocando il Consiglio Federale per domani in vista della grande Assemblea programmatica da tenere entro dicembre a Roma. “Salvini vuole schiacciare i dissidenti – spiega la fonte della Lega – tutti sanno che nel Federale sono tutti allineati, li ha scelti Salvini e lì non c’è spazio per posizioni diverse dalle sue“. Quindi? “Non accadrà nulla, Salvini cercherà di spingerlo fuori dal partito o di mettergli il bavaglio. A questo punto toccherà a Giorgetti decidere che fare: se rompere e sfidare davvero Salvini per la leadership della Lega, o di fare marcia indietro dicendo, come capita spesso, che è stato ancora una volta frainteso”.

E l’Assemblea programmatica a dicembre? “Anche quella sarà una messinscena, perché lì ci saranno le truppe cammellate di Salvini – continua il leghista della prima ora – chiamate a raccolta prima dell’elezione del Capo dello Stato per ribadire che Salvini ha siglato un patto con Berlusconi e Meloni per sostenere la candidatura del Cavaliere. Altro che Draghi come vuole Giorgetti”.

Sul versante del Movimento 5 Stelle, altro partito in agitazione, oggi c’è da registrare la difesa ad oltranza del reddito di cittadinanza da parte del presidente del M5S, Giuseppe Conte, intervenuto dopo la scoperta da parte delle forze dell’ordine delle migliaia e migliaia di percettori abusivi che hanno truffato lo Stato per decine di milioni di euro: “I truffatori e i delinquenti che hanno percepito il reddito di cittadinanza senza averne diritto – ha detto Conte – fanno un torto al Paese e a chi ha veramente bisogno di questo strumento in un momento di grande difficoltà economica. Il Movimento 5 Stelle sostiene operazioni come quelle del Comando interregionale dei Carabinieri ‘Ogaden’ e del comando Tutela del Lavoro, che hanno scoperto gli abusi di chi non aveva diritto al Reddito”.

Come M5S, ha proseguito l’ex premier, “abbiamo già sollecitato e ottenuto nuovi interventi nella legge di bilancio per controlli più rigidi e una prevenzione più efficace. Questi abusi sono un insulto alle famiglie in condizioni di povertà, ai lavoratori sottopagati, ai disabili, ai più fragili. Sono un ostacolo per i tanti che vogliono lavorare e che avranno più possibilità di farlo grazie alle modifiche che il M5S sta inserendo sul fronte delle politiche attive e degli incentivi alle assunzioni” ha sottolineato il leader pentastellato.

Ma il presidente Conte deve vedersela anche con la fronda interna al Movimento, che sottotraccia sta lavorando per affossare il suo candidato come nuovo capogruppo al Senato. “Per la verità – spiega una fonte ‘grillina’ – anche il candidato di Conte, l’uscente Ettore Licheri, ha attorno a lui ‘dimaiani’ di ferro, mentre la senatrice Mariolina Castellone è più autonoma. O passa Licheri o Castellone, alla fine questa partita Conte la perderà comunque“.

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