Libia, Damiano (Ccil): “Italia sveglia. Ti giochi le imprese”

L'intervista al direttore della Camera di commercio Italo-libica
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ROMA – La partita in Libia non riguarda solo la questione migratoria: e’ un Paese importante per l’Italia dal punto di vista energetico, pertanto serve un cambio radicale nella politica estera del governo, che da un lato inizi a guardare oltre i confini della Tripolitania e da un altro favorisca un dialogo realmente costruttivo con gli attori in gioco. Ne e’ convinto il direttore della Camera di commercio italo-libica (Ccil), Gianfranco Damiano, raggiunto dall’agenzia ‘Dire’ all’indomani della proclamazione dello stato d’emergenza a Tripoli, scossa da una settimana di scontri tra milizie ribelli che avrebbero causato gia’ decine di morti.
“I nostri operatori – tutti libici – dalla nostra sede di Tripoli ci riferiscono che la situazione in citta’ ora e’ calma, tuttavia manca la corrente elettrica, i negozi sono chiusi e le strade vuote. Tutto e’ fermo. Abbiamo dovuto anche annullare due appuntamenti gia’ programmati per questo mese”. Una situazione che, spiega Damiano, pesa sulle aziende italiane impegnate prevalentemente nel settore del petrolio e del gas e delle infrastrutture, un centinaio quelle affiliate alla Ccil: “Sono preoccupate, ma cercano di mantenere la posizione. Il governo deve fare di piu'”. Per Damiano i recenti scontri nei sobborghi della capitale sono il segnale “dei nodi venuti al pettine, dopo anni di politiche sbagliate in Libia, da parte dell’Italia e non solo”.
Secondo il direttore della Camera di commercio, il governo di unita’ nazionale di Fayez Al-Serraj promosso dalle Nazioni Unite “e’ fragile: troppe le aree del Paese in cui non e’ ancora riconosciuto”. La “cabina di regia nel Mediterraneo” tra Italia e Washington proposta invece a luglio dal premier Giuseppe Conte al presidente americano Trump, prosegue l’esperto, si sarebbe rivelata “debole”.
Sarebbero poi “inadeguati” i recenti attacchi del vice-premier Matteo Salvini al presidente francese Emmanuel Macron sul tema migratorio: “Non favoriscono una road map comune, allorche’ bisognerebbe abbassare i toni e dialogare”. D’altro canto, per il direttore della Ccil anche la proposta del governo italiano di tenere un summit sulla Libia a fine mese “sarebbe inutile, quanto quello realizzato dalla Francia a maggio, e terminato con l’annuncio delle elezioni generali il 10 dicembre prossimo. Una possibilita’ impensabile in questo clima”.
La soluzione per Damiano dunque “e’ prima di tutto capire quello che sta realmente accadendo sul terreno. Poi, far si’ che gli attori internazionali – tra cui Italia, Francia, Stati Uniti e Russia – definiscano una strategia comune. Ma questo puo’ accadere solo c’e’ un allineamento tra posizioni e interessi”. D’altronde “l’Italia, alla luce di quello che ha fatto in questi anni, da sola non puo’ assumersi responsabilita’”. E deve fare attenzione: “Ne va del destino delle nostre aziende”. Che, se costrette ad andare via, “saranno rimpiazzate da quelle di altri Paesi”.

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