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“Mutande al posto di Iphone”: Amazon rifiuta il reso

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Un cittadino di Parma ha acquistato uno smartphone per poi restituirlo seguendo le istruzioni, ma il colosso dello shopping online ha rifiutato il reso, dichiarando che il pacco conteneva indumenti intimi, senza però fornire alcuna prova fotografica
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BOLOGNA – Compra online uno smartphone, poi lo restituisce perché ha qualche difetto. Ma Amazon non accetta il reso, né restituisce i soldi, perché sostiene che nel pacco tornato indietro ci siano solo mutande. È l’incredibile caso arrivato sul tavolo di Federconsumatori a Parma, dove un cliente ha acquistato un iPhone per poi esercitare “legittimamente” il diritto di recesso, restituendolo ad Amazon “seguendo le indicazioni”. Il colosso degli acquisti online, però, nega all’acquirente il risarcimento per “non conformità all’originale. Solo dopo molte insistenze- spiega Federconsumatori- si apprendeva che nel pacco erano state trovate solo delle mutande”. L’associazione ha chiesto le prove fotografiche di questo, “che però non sono state fornite. Addirittura da Amazon è giunta la comunicazione di non essere dotata di Pec e di poter corrispondere soltanto per posta o mail ordinaria. Un falso, ovviamente, perché senza Pec, Amazon non potrebbe nemmeno operare in Italia”.

Un caso simile, ma senza mutande di mezzo, è capitato invece a Modena. “Un signore acquista un iPhone- riferisce ancora Federconsumatori- ma il prodotto è difettoso e lo rende, seguendo le indicazioni di Amazon. A fatica, dopo diverso tempo, riceve da Amazon la notizia che il pacco era giunto vuoto. Anche qui nessuna fotografia o prova a supporto e il completo disinteresse di Amazon rispetto a cosa possa essere accaduto”. L’uomo presenta denuncia e si rivolge a Federconsumatori, che però non riesce a “rompere il disinteresse di Amazon, né a scalfire l’approccio burocratico e inefficiente di chi ritiene che riempire pagine di regole sul proprio sito abbia a che fare con la qualità dell’assistenza”.

Secondo Federconsumatori, quelli di Modena e Parma “non sono certo gli unici casi”. Per questo, sostiene l’associazione, “è necessario che Amazon adegui le proprie modalità di assistenza alla clientela, magari in collaborazione con le associazioni dei consumatori”. Allo stesso tempo, però, “è sempre più evidente che serve un intervento del legislatore– sostiene Federconsumatori- che in questi casi vada a stabilire nuove prassi di tutela tra compratore, venditore e corriere. Questo non solo per Amazon- precisa l’associazione- ma per tutto il commercio online”.

In attesa che questo intervento arrivi, però, Fedecosumatori consiglia “come autotutela minima di scattare diverse foto dei pacchi che si spediscono e conservare sullo smartphone il codice che consente il tracciamento. Azioni certo non decisive, ma che possono contribuire a rendere complicato, per Amazon, il non curarsi dei propri clienti”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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