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Caporalato, pakistani terrore dei connazionali: 11 arresti a Caltanissetta

L'inchiesta, denominata 'Attila', ha messo in luce la lunga scia di violenze perpetrate della banda nella provincia nissena in una escalation che gli investigatori definiscono "impressionante"
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PALERMO – Lavoratori pakistani sfruttati nelle campagne e pagati trenta euro al giorno, vittime di spedizioni punitive da parte di loro stessi connazionali in caso di rimostranze. È quanto avveniva nelle campagne di Caltanissetta, dove polizia e carabinieri hanno arrestato 11 persone su ordine del gip del tribunale. L’inchiesta della procura di Caltanissetta, denominata ‘Attila‘, ha portato 10 persone in cella (tutte di origine pakistana) e una ai domiciliari, mentre un undicesimo indagato su cui pende un’ordine di custodia cautelare in carcere e’ irreperibile. Gli arrestati sono indagati, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere finalizzata al reclutamento ed allo sfruttamento della manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi (caporalato), alle estorsioni, al sequestro di persona, alle rapine, alle lesioni aggravate, alle minacce, alla violazione di domicilio, alla violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Nel corso delle perquisizioni avvenute nella notte sono stati trovati in casa di uno degli arrestati due ‘libri mastri’ su cui erano scritti i nomi dei lavoratori sfruttati e il loro compenso di circa 30 euro al giorno.

L’indagine, portata avanti dalla squadra mobile e dalla Compagnia carabinieri di Caltanissetta, ha preso le mosse dall’analisi dei movimenti di un gruppo di pakistani da tempo residenti nel capoluogo nisseno e “dedito alla commissione di una serie di delitti – spiegano gli investigatori – contro la persona e il patrimonio, in larga parte ai danni di loro connazionali”. Il gruppo imperversava a Caltanissetta e nei centri limitrofi da circa un anno: agiva “con metodo paramafioso” e aveva “assoggettato la comunità pakistana di Caltanissetta sottoponendola a un regime di vessazione e terrore, sfruttandola professionalmente”. Numerosi gli interventi delle forze dell’ordine in favore di cittadini pakistani che hanno chiesto aiuto, così come le denunce presentate da altri cittadini della stessa nazionalità a Milena e Sommatino, piccoli centri del Nisseno. “Proprio l’analisi della molteplicità di episodi di violenza riconducibili agli arrestati – spiegano polizia e carabinieri – ha permesso di acclarare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, finalizzata ad imporre la propria egemonia sul territorio, acquisita dal protratto periodo di operatività e rafforzata dal costante ricorso a condotte minatorie e violente di elevatissimo allarme sociale”.

Il gruppo sarebbe stato guidato dal 27enne Muhammad Shoaib, finito in carcere, considerato dagli inquirenti “indiscusso leader”. Quest’ultimo, insieme con altri quattro arrestati, reclutava manodopera pakistana col metodo del caporalato da destinare alle campagne dell’entroterra siciliano. Questi caporali pakistani destinavano i loro connazionali al lavoro presso titolari di aziende agricole, in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e accordandosi sull’entità del compenso, che si aggirava sui 25-30 euro al giorno, direttamente con i datori di lavoro e trattenendo una parte o persino tutto il corrispettivo. “Le timide rimostranze avanzate dai lavoratori per ottenere il compenso loro spettante – raccontano gli investigatori – venivano immediatamente represse dai sodali attraverso efferate spedizioni punitive”. 

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