VIDEO | Focolaio Bartolini a Bologna, dopo le Roveri ora si teme all’Interporto

Tra i lavoratori della logistica a Bologna c'è sempre più preoccupazione. E intanto spuntano due positivi alla Sda. I Si Cobas: "Tutelare la salute dei lavoratori"
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BOLOGNA – Sale il timore nel settore della logistica a Bologna dopo il focolaio di covid-19 scoppiato nel magazzino Bartolini alle Roveri nei giorni scorsi, ormai sotto controllo. E ora è l’Interporto l’osservato speciale. Secondo quanto riferiscono i Si Cobas, oggi in presidio davanti al Comune di Bologna, sarebbero stati trovati due casi positivi tra gli addetti della Sda e oggi dovrebbero iniziare i test sui lavoratori (sono circa 800 in tutto). Sempre all’Inteporto c’è timore anche tra i facchini del magazzino Bartolini, perchè da lì nelle settimane scorse sono stati inviati due lavoratori in appoggio alle Roveri, dove è scoppiato il focolaio, che sono poi tornati a lavorare in Interporto. Per questo, riferisce oggi un rappresentante del Si Cobas, i sindacati sono entrati in stato di agitazione e hanno chiesto all’azienda di fare i tamponi ai due lavoratori.

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“Se sono positivi- afferma il sindacalista- tocca fare le analisi a tutto il magazzino“. Si parla di circa 70 persone, organizzate su tre turni. “I lavoratori sono spaventati- aggiunge il rappresentante di Si Cobas- aspettiamo il risultato del test. Ma si continua a lavorare normalmente, come prima, con le stesse persone”.

Oggi intanto è iniziato il secondo giro di tamponi ai lavoratori di Bartolini alle Roveri. “Nessuno si prende la responsabilità di tutelare la salute tranne noi– attacca Simone Carpeggiani, coordinatore dei Si Cobas di Bologna- che abbiamo denunciato la situazione a tutte le istituzioni e chiesto la chiusura. E’ questo il problema e quindi chiediamo al Comune che si prenda questa responsabilità. Sarebbe grave se non lo facesse, non si sa altrimenti a cosa serve questa Giunta e questo sindaco. Diventa un problema”. 

Il sindacato di base si è presentato oggi in Comune chiedendo un incontro, ma non ha ottenuto risposta. “Non rispondono al telefono”, riferisce Carpeggiani. Che rilancia: “Aspettiamo un incontro urgente, l’epidemia si sta allargando. Tutti aprono, è come se non fosse successo nulla. Ma il problema c’è ancora, si tutela il profitto invece della salute”. A giugno, sottolinea il coordinatore dei Si Cobas, “sono aumentati del 30% i lavoratori interinali, che vengono spostati da una parte all’altra a seconda delle necessità”.

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Nei magazzini però “è impossibile applicare le regole sul distanziamento“, avverte Carpeggiani. Per questo il sindacato ha chiesto a Brt ingressi separati e la divisione dei lavoratori su due turni. “Abbiamo anche chiesto un accordo per fare pause ogni due ore, perchè con la mascherina è difficile lavorare“. Presenti al presidio anche i lavoratori di altre aziende.

Alessandro, corriere di Tnt, spiega: “Anche noi dovremo fare i test, vista la situazione. Sono stati fatti per i facchini, ora tocca ai driver. Per il momento sembra sia tutto negativo, quindi incrociamo le dita. Siamo 80 persone, speriamo in bene”. E aggiunge: “Non ci siamo mai fermati dal lockdown e siamo sempre stati in prima linea, ora siamo stanchi e timorosi. Per fortuna abbiamo raggiunto un accordo con l’azienda, per cui non entriamo in magazzino e non facciamo firmare ai clienti”.

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Antonio, driver di Dhl, racconta invece che “nel nostro magazzino ci sono ancora molte lacune e abbiamo chiesto all’azienda di fare il test. Quando usciamo i clienti ci vedono come reietti, la gente ha paura. Ma anche noi abbiamo paura, per noi e per le nostre famiglie. Siamo in giro tutti i giorni, vediamo centinaia di persone e siamo portatori non solo di pacchi in questo momento. Un test sarebbe almeno il primo passo, finchè non si fa è impossibile parlare di contagi”.

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2 Luglio 2020
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