Hong Kong, la Cina chiede una stretta sui dimostranti

Ieri l'irruzione nella sede del Consiglio legislativo: imbrattate alcune pareti dell'aula con scritte colorate ed esposta una bandiera britannica
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ROMA –  “Atti illegali gravi” con i quali è “calpestato lo stato di diritto”: sono le parole utilizzate oggi dal governo della Cina per condannare l’irruzione di alcune decine di dimostranti nella sede del Consiglio legislativo di Hong Kong. In un comunicato, Pechino ha chiesto al governo semi-autonomo dell’ex colonia britannica di accertare le “responsabilità penali” da parte dei manifestanti.

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La presa di posizione richiama quella assunta da Carrie Lam, la governatrice di Hong Kong, che aveva denunciato il “ricorso estremo alla violenza” nel corso del raid di ieri. I manifestanti era stati costretti a lasciare l’edificio del Consiglio legislativo in serata, dopo aver imbrattato alcune pareti dell’aula con scritte colorate ed esposto una bandiera britannica. Padre Giorgio Pasini, missionario italiano a Hong Kong, in un’intevista telefonica con l’agenzia ‘Dire’ ha denunciato il rischio che il raid “complichi” un negoziato tra i dimostranti, il governo locale e la Cina. All’origine delle proteste di piazza, cominciate a inizio giugno, un disegno di legge che favorirebbe le estradizioni verso Pechino e incrinerebbe l’autonomia giudiziaria di Hong Kong.

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2 Luglio 2019
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