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In burkini su Sports Illustrated, è polemica per Halima

Per la prima volta la rivista Usa Sports Illlustrated mette in copertina una modella che indossa un costume da bagno islamico. È polemica
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ROMA – Una giovane e attraente modella, distesa sul bagnasciuga e con indosso un burkini blu e verde, il  tradizionale costume da bagno islamico che copre praticamente tutto il corpo. La posa vuole essere sexy, ma di fatto non si vede un centimetro di pelle ad esclusione del viso. Sono gli scatti della modella somala Halima Aden, pubblicate sull’edizione di maggio di ‘Sports Illustrated’ (tradizionalmente tutta dedicata ai costumi da bagno) e stanno facendo il giro del mondo dal momento che si tratta della prima modella ritratta in burkini sulla copertina della rivista Usa.

“Siamo entusiasti – ha detto la redazione di Sports Illustrated – di annunciare che Halima Aden fa storia come la prima modella mussulmana ad indossare hijab e burkini per il magazine”.

La ‘novità’ sta scatenando anche un dibattito molto acceso. L’iniziativa è stata infatti subito lodata dai media americani di sinistra, mentre ha scatenato molte polemiche tra quelli conservatori. C’è chi ha puntato il dito contro la contraddizione di mettersi in una posa sexy e di indossare un velo. Anche in rete il dibattito è acceso. Uno tra i tanti commenti che si incontrano su Twitter è quello di un utente che scrive: “Come si fa a indossare il velo e a coprire la propria pelle – ha scritto su Twitter un utente rilanciato dalla ‘Bbc’ – e poi mettersi in posa sexy per una rivista famosa per trattare le donne come un oggetto?”


Il dibattito ha visto anche interventi sulla stampa internazionale, come quello di Marina Hyde, blogger del ‘Guardian’, che ha condannato senza appelllo ‘Sports Illustrated’, che è una rivista simbolo del consumismo Usa: “Scusate- ha scritto Hyde- ma l’edizione ‘Swimwear’ di Sports Illustrated continua a mostrare sesso, non bellezza“.

La modella protagonista del servizio, Halima Aden, ha 21 anni ed è arrivata in America dopo esser fuggita dalla guerra civile nella sua Somalia. E difende gli scatti: “Oggi vediamo politiche, donne d’affari, reporter e altre donne di successo in hijab. E’ questo il messaggio che vogliamo inviare: la bellezza si può mostrare anche così”.

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