Coronavirus e il “cacerolazo” in balcone degli argentini: “Politici dovete tagliarvi gli stipendi”

Pentole e tegami per far rumore contro deputati e magistrati: a Buenos Aires il malcontento "suona" dalle case
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ROMA – I cittadini di Buenos Aires sono in quarantena dal 20 marzo per effetto delle misure di contrasto al Covid-19, ma anche chiusi in casa hanno deciso di non rinunciare a una delle classiche modalità di protesta sociale in Argentina: da giorni suonano infatti padelle e pentole, quello che viene definito il ‘cacerolazo’, per richiedere la riduzione dello stipendio dei parlamentari e dei dirigenti della magistratura del Paese.

20% IN MENO DALLO STIPENDIO: LA LEZIONE DEL VICINO URUGUAY

Secondo la stampa locale, a dare ancora più vigore alla protesta la misura entrata in vigore nei giorni scorsi nel vicino Uruguay, dove le più alte cariche dello Stato andranno incontro a un taglio del 20 per cento dello stipendio per poter finanziare politiche contro il virus.

L’iniziativa ha ottenuto seguito anche sui social media, in particolare su Twitter, dove l’hashtag #cacerolazo ha accompagnato i video postati dagli utenti, non solo dalla capitale ma anche da altre località.

IL “CACEROLAZO” SEMBRA FUNZIONARE

Le proteste degli argentini potrebbero già aver fatto breccia nel governo del presidente Alberto Fernandez. Stando al quotidiano El Clarin, è allo studio una mozione per tagliare fino al 40 per cento lo stipendio dei deputati.

Fonti vicine al presidente del Parlamento Sergio Massa hanno detto alla testata che l’obiettivo è risparmiare una cifra vicina ai 200 milioni di dollari in cinque mesi, da destinare alla Croce Rossa e ad altre organizzazioni impegnate nella lotta al coronavirus. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in Argentina i casi confermati di Covid-19 a oggi sono 966. Almeno 24 i decessi.

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