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Strage di Erba, l’avvocato di Olindo e Rosa: “Abbiamo fatto ricorso in Cassazione”

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La Corte d’Appello di Brescia ha recentemente respinto la richiesta di incidente probatorio su alcuni reperti che era stata avanzata, tramite i loro difensori, da Olindo Romano e Rosa Bazzi
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ROMA – La Corte d’Appello di Brescia ha recentemente respinto la richiesta di incidente probatorio su alcuni reperti che era stata avanzata, tramite i loro difensori, da Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi condannati all’ergastolo per la strage di Erba del dicembre 2006. Tra gli esami richiesti: quelli sui peli trovati sulla felpa del piccolo Youssef, figlio di Raffaella Castagna, che fu uccisa quel tardo pomeriggio con la madre, Paola Galli, e una vicina di casa, Valeria Cherubini.

Se ne è parlato su Radio Cusano Campus a  “La Storia Oscura”, trasmissione curata e condotta da Fabio Camillacci. Tra gli altri è intervenuto uno dei legali dei coniugi Romano, l’avvocato Fabio Schembri: “Quella della Corte d’Appello di Brescia -ha detto- è una decisione a dir poco eccentrica, stravagante, un atto abnorme. Cioè un atto, un’ordinanza che così come è confezionata la Corte d’Appello non avrebbe potuto emanare. Ricordo -ha aggiunto l’avvocato di Olindo e Rosa- che in precedenza c’era stata una sentenza della Cassazione che indicava alla stessa Corte d’Appello di effettuare l’incidente probatorio e quindi di analizzare tutta una serie di reperti trovati sulla scena del crimine; alcuni dei quali mai analizzati, altri parzialmente analizzati. Peraltro, la cosa più stravagante di tutte, una cosa che difficilmente accade nelle aule giudiziarie, è che la stessa Corte d’Appello di Brescia nella prima udienza di fatto ammetteva l’incidente probatorio. Ci sono anche le trascrizioni della stessa udienza in cui il presidente non solo diceva che sicuramente un incidente probatorio sarebbe stato fatto, ma, addirittura dava indicazioni al perito nominato”. ”

“Quindi, ribadisco, noi riteniamo che la seconda ordinanza emessa dalla Corte d’Appello di Brescia sia un atto abnorme e per questo motivo abbiamo già provveduto a presentare un nuovo ricorso in Cassazione. Io non sono certo un complottista ma credo che a questo punto sarebbe stato molto più semplice analizzare questi reperti anziché perdere anni, tempo, soldi, risorse e fatica per tutti questi rimpalli giudiziari. Evidentemente si ha paura di analizzare quei reperti perché magari si teme che possa uscire qualcosa di nuovo, di scomodo. Tutto questo fa riflettere; anche perché i reperti sono tanti, non sono mai stati analizzati e da questi potrebbe uscire del Dna di soggetti sconosciuti alle indagini, quindi non dei coniugi Romano ma di terzi soggetti. E probabilmente – ha concluso l’avvocato Schembri – il timore dei giudici è proprio questo. Ricordiamo che sulla scena del crimine il Ris nelle sue prime indagini non trovò tracce di Rosa e Olindo ma trovò ad esempio un contatto palmare che non era nè delle vittime, nè dei condannati, nè dei soccorritori ma di un altro soggetto ancora oggi sconosciuto all’inchiesta”.

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