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Comet Interceptor, l’Esa ritorna sulla cometa

L’Agenzia spaziale europea (Esa) ha selezionato una nuova missione nell’ambito di Cosmic Vision, il programma di pianificazione pluriennale per le attività spaziali del futuro.

​La nuova missione si chiama Comet Interceptor e presenta diverse particolarità. Cominciamo con il dire che il primo obiettivo che si pone è quello di osservare molto da vicino una cometa. Già, ma quale? E’ facile che il pensiero vada alla storica missione Rosetta, che addirittura, grazie al piccolo lander Philae, permise di toccare il suolo della cometa Churyumov-Gerasimenko. Qui scopriamo la prima novità: per Comet Interceptor l’oggetto scelto sarà una cometa mai vista prima, perché ancora mai arrivata nel nostro Sistema Solare.

Si tratterà probabilmente di una cometa proveniente dalla nube di Oort, la zona ai margini estremi del nostro Sistema, e porterà in dote materiali che non hanno subito gli stessi processi di quelli che hanno interessato pianeti, lune e altri oggetti intorno al Sole. Insomma, ci si aspetta che la sua osservazione permetta di scoprire caratteristiche del tutto nuove tipiche di comete migranti che ancora non hanno mai attraversato il Sistema Solare e sono quindi ‘pure’.

Seconda novità: la cometa sarà circondata contemporaneamente da tre orbiter, i cui strumenti aiuteranno a crearne una vista in 3D. Comet Interceptor sarà portata in orbita nel 2028 come payload della missione Ariel, dedicata agli esopianeti. Resterà poi parcheggiata in una precisa zona dell’Universo, il punto lagrangiano L2 a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, in attesa di essere attivata al passaggio dell’oggetto del desiderio, cioè la cometa target mai transitata prima dalle parti del Sistema Solare. Una parte sarà dedicata a gestire le comunicazioni con il pianeta Terra, mentre due orbiter, su cui saranno montati strumenti preziosi ereditati da altre missioni europee come ExoMars e Rosetta, si separeranno dalla ‘nave-madre’ in coincidenza del passaggio vicino alla cometa e si dedicheranno a fly-by anche molto spinti, si pensa fin dentro alla chioma gassosa, al momento in cui la cometa sarà prossima ad intercettare l’orbita terrestre.

La missione è ambiziosa, eppure il costo è ridotto e l’organizzazione snella se paragonata a quelle di cui siamo abituati a sentir parlare. Il processo di selezione è iniziato infatti nell’estate del 2018, mentre l’approvazione da parte dell’Esa è dello scorso 16 giugno. Meno di un anno, quindi, per mettere in piedi un progetto complesso. Comet Interceptor nasce come missione di ‘classe F’. Si chiamano proprio Fast Mission, missioni veloci, e sono accomunate dal breve lasso di tempo, otto anni circa, tra la selezione e il lancio.

Le missioni di classe F, inoltre, portano in orbita poco peso, si parla di meno di una tonnellata al momento del lancio, e, soprattutto, approfittano del passaggio di una missione più grande, come, in questo caso, di Ariel. 

Comet Interceptor è anche una missione flessibile per quanto riguarda i suoi obiettivi. Nel mirino non ‘è infatti solo la cometa incontaminata di cui abbiamo parlato. Potrebbe anche darsi, infatti, che l’evento del passaggio di questo oggetto non si verifichi- benché atteso, statisticamente, entro tre anni-oppure che se ne verifichi un altro altrettanto appetibile. Che fare, allora? Comet Interceptor sarà comunque pronta all’azione anche nel caso si ripetesse un passaggio simile a quello dell’asteroide ‘Oumuamua, proveniente dall’esterno del Sistema Solare. C’è poi un piano B, che prevede che la missione sia dirottata verso lo studio approfondito di altre comete già note. La missione Esa è a guida britannica, ma partecipa anche l’Italia con scienziati e tecnici del Cnr, dell’Inaf, dell’Università di Padova e dell’Università Parthenope.

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1 Luglio 2019
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