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Intimidazioni agli amministratori locali, in Sardegna 136 casi in un anno e mezzo. “Cultura di vendetta”

Milis_minacce_morteCAGLIARI – “Assoluta unanimita’ di giudizio” nell’escludere “la matrice riconducibile alla criminalita’ organizzata o all’eversione, se non come mera possibilita’ in alcune aree caratterizzate da forti investimenti provenienti dall’esterno”. Così prefetti, vertici delle forze dell’ordine e capi degli uffici giudiziari della Sardegna auditi il 13 giugno 2014 a Cagliari dalla commissione parlamentare d’inchiesta sulle intimidazioni agli amministratori locali.

Un fenomeno dunque “inquadrabile in un clima piu’ generale di comportamenti arcaici fortemente caratterizzato da una cultura di vendetta e di revanche che non riconosce nello Stato la capacita’ di fare giustizia adeguatamente e tempestivamente”, si legge nella relazione finale della commissione.

Municipio di OristanoPer il procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’assise di Cagliari, Ettore Angioni- che ha definito ‘disastrata‘ la situazione degli uffici giudiziari della Sardegna- “le zone piu’ critiche sono quelle che ruotano attorno ai circondari di Nuoro, Lanusei ed Oristano e che comprendono una larga fascia della Sardegna Centro e Nord orientale, che poi e’ quella in cui si verificano gli episodi piu’ eclatanti”.

Secondo il prefetto di Oristano, Giovanni Meloni, permane “la diffusione della violenza come elemento sociologico caratterizzante le dinamiche comportamentali che riguardano non solo i rapporti tra i privati, ma anche quelli tra i privati e le istituzioni” in un contesto- come evidenziato dal questore di Nuoro, Pierluigi D’Angelo- dove “non rispondere ad una presunta offesa o ad un presunto torto, e’ un fatto negativo nei confronti della comunita’ locale”.
  

Nella provincia di Oristano, il prefetto Vincenzo De Vivo ha segnalato come prevalente il danneggiamento del patrimonio pubblico come “forma di manifestazione del dissenso nei confronti delle istituzioni rispetto ad altre modalita’ in uso in altre aree quali l’uccisione o l’invio di animali morti, la distruzione di piantumazioni di proprieta’ privata, l’utilizzo di ordigni esplosivi e quello di armi da fuoco”.

Il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lanusei, Nicola Giua Marassi, ha posto l’accento sullo storico isolamento territoriale dell’Ogliastra che produce “un forte isolamento ed un’arretratezza di tipo culturale… che si porta appresso il rifiuto delle istituzioni democratiche”. Marassi ha indicato anche alcune linee di indagine per episodi verificatisi nel territorio, ipotizzando, per alcuni attentati verso amministrazioni locali, “il rifiuto della concorrenza con l’esterno… Non e’ ammesso che un concorrente venga da Cagliari o dalla Penisola. Se cio’ accade, grazie al buon andamento della pubblica amministrazione nell’applicazione delle leggi sulla trasparenza e concorrenza, possono scattare ritorsioni contro il pubblico amministratore e contro l’imprenditore ‘straniero'”.

Nell’approfondire il tema della scarsita’ di risultati operativi in questo settore, il comandante generale dei Carabinieri Bacile ha sottolineato che proprio la non riconducibilita’ degli atti intimidatori a organizzazioni criminali o a strutture organizzate, produce paradossalmente una certa difficolta’ di intervento. Non avere noti organigrammi, cointeressenze o relazioni di gruppi non permette spesso di delineare contesti, moventi, autori. “Ci si trova di fronte a episodi che non sono legati tra di loro- così il comandante dell’Arma a verbale della commissione parlamentare- ma che hanno l’unico obiettivo di far valere o di mettere in evidenza le proprie insoddisfazioni per provvedimenti adottati dall’amministratore che non soddisfano l’interesse personale o per rancori personali. In quei frangenti diventa piu’ difficoltoso individuare il movente, anche perché la collaborazione e’ veramente minimale“.

La mancata o insufficiente collaborazione delle persone offese e’ stata evidenziata dal questore di Oristano, Francesco Di Ruberto e di quello di Nuoro Pierluigi D’Angelo il quale ha parlato di “una sorta di delega completa della vittima- che quasi non si sente parte della cosa- alla potesta’ punitiva e accertativa delle forze di polizia, per cui c’e’ una sorta di regola del silenzio”. La denuncia spesso avviene dopo il secondo o terzo episodio, sottolinea la relazione parlamentare, “così come esiste una sottovalutazione anche mediatica del fenomeno legata alla visione che si tratta di fatti considerati quasi come connaturati e accettati come ‘inevitabili'”.

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INTIMIDAZIONI AD AMMINISTRATORI LOCALI, 136 CASI IN 18 MESI –  In assoluto si tratta di 136 casi in un anno e mezzo (l’arco di indagine che comprende tutto il 2013 e i primi sei mesi del 2014); l’8,6% dei 1.265 casi totali in Italia (870 nel 2013 e 395 nel primo quadrimestre del 2014, in forte crescita), rivolti soprattutto nei confronti di sindaci (per il 45%), e di componenti di giunte e di consigli comunali (per il 40% insieme). La Sardegna è interessata dal fenomeno crescente delle intimidazioni agli amministratori locali. Ma non è la punta di lancia delle regioni del Mezzogiorno, che vedono la fattispecie preoccupare molto di più altre regioni come la Calabria o la Puglia. E’ quanto emerge dal focus sull’isola, elaborato dalla ‘Dire’ sulle oltre 250 pagine della relazione conclusiva della commissione parlamentare d’inchiesta sulle intimidazioni agli amministratori locali. La relazione è stata approvata il 26 febbraio scorso dall’organismo presieduto dalla senatrice Pd Doris Lo Moro. Tra i suoi membri anche il deputato sardo di Sel Luciano Uras.

In Sardegna, spiega la commissione con riferimento storico agli episodi, “le intimidazioni assumono di frequente la forma di atti di danneggiamento, operati di solito con modalita’ non professionali, utilizzando ordigni rudimentali o esplodendo colpi d’arma da fuoco verso beni di proprieta’ della vittima”. Attualmente “l’area dell’isola maggiormente sensibile al fenomeno coincide con la provincia di Nuoro, comprendendo alcuni comuni della Gallura nonchè zone dell’Ogliastra e del Goceano, in cui si rinvengono le radici storico-culturali del cosiddetto banditismo sardo“.

La commissione, che ha ascoltato in 11 mesi di lavoro i vertici delle forze dell’ordine e i capi delle procure delle quattro province dell’isola (Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari), oltre a molti amministratori vittime delle intimidazioni, esclude però che il fenomeno sia inquadrabile in un clima di assalto alle istituzioni della criminalità organizzata. Il “reale movente il piu’ delle volte appare legato a questioni di natura personale di modesto rilievo, fondate sul sentimento di vendetta o sulla difesa dell’onore per presunti torti subiti”. Tuttavia “alcuni atti intimidatori, per le modalita’ cruente di commissione, fanno supporre la loro strumentalita’ rispetto a interessi di gruppi criminali”. I settori amministrativi “piu’ critici e con possibili legami al tema delle intimidazioni- prosegue in un altro passaggio la relazione finale della commissione- sono stati indicati in particolare nell’urbanistica, negli usi civici, nella gestione dei rifiuti, nell’abusivismo edilizio e piu’ recentemente nel fotovoltaico e nelle energie rinnovabili in genere”.

Sono state le singole prefetture a raccogliere il numero degli episodi nell’arco temporale 2013-prima metà 2014, disaggregati per comuni. Il monitoraggio del fenomeno è affidato al protocollo operativo tra i prefetti della Sardegna, la Regione e l’Anci Sardegna, “che verra’ sottoscritto a breve”.

Dia - CarabinieriNel suo lavoro su tutta l’Italia la commissione ha tenuto 13 ore di audizioni in sede e 40 fuori sede, sei missioni sul territorio e 19 sedute di Commissione; ha audito due Ministri, 27 prefetti, 41 magistrati, 63 rappresentanti delle Forze dell’ordine, 52 amministratori locali, tre associazioni autonomistiche e tre di cittadini; sono state acquisite inoltre le relazioni periodiche predisposte dalla Direzione nazionale antimafia (Dna) e dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) e le Relazioni al Parlamento sulla politica dell’informazione per la Sicurezza, con riferimento agli anni 2013 e 2014.

La commissione segnala inoltre che “non esiste una fattispecie penale ad hoc per gli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali. La commissione ha sviluppato una proposta di legge in materia di legislazione penale con proposte di modifiche legislative riguardanti più in particolare la modifica dell’articolo 338 del codice penale (violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario)”.

La raccomandazione della commissione parlamentare è di “introdurre una norma ad hoc per la fattispecie di ‘attentato contro i pubblici amministratori’, così da prevedere una autonoma ipotesi di reato“. Ai magistrati andrebbe poi garantita una maggiore possibilità di utilizzo di strumenti tecnici d’indagine, “introducendo ad esempio la possibilita’ di fare ricorso ad intercettazioni telefoniche o altri strumenti simili di ricerca della prova”.

di Marco Sacchetti

29 aprile 2015

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