Il web e i pericoli per la politica

Davvero profetiche le recenti parole di Tim Berners-Lee, l’inventore del web: “Riprendiamoci la rete”. Impegnato oggi a combattere fenomeni come l’algoritmo di facebook che controlla notizie e informazioni degli utenti, ha denunciato i rischi della sua invezione che è in grado di moltiplicare rabbia e odio nella società, finalizzabili alla politica.

Come non collegarle alle affermazioni di Davide Casaleggio che ha dichiarato in un’intervista a “ La Verità” che il Parlamento in futuro non sarà più necessario perché, grazie alla rete, la politica potrà avvalersi di strumenti di partecipazione più democratici e rappresentativi di quanto non lo siano i modelli novecenteschi superati. La democrazia partecipativa (uno vale uno) consente di far partecipare, attraverso la Rete, i cittadini direttamente in prima persona e non attraverso una delega politica.
Si delinea una finta democrazia dove i like sostituiscono la partecipazione. Dove i cittadini-utenti sono in balia delle notizie pilotate nella rete e senza strumenti di analisi delle informazioni ricevute. Sono, quindi, più manipolabili e più vulnerabili in quanto incapaci di una visione critica della realtà̀. La possibilità di controllo delle loro vite aumenta a dismisura e consente di orientare strumentalmente le loro scelte e i loro like.

Ma queste ipotesi si fanno davvero inquietanti nel nostro Paese perché pochi giorni fa è stato pubblicato il dato di una ricerca sull’uso dei media in Italia secondo cui l’82% degli italiani non è in grado di riconoscere una fake news sul web (Rapporto Infosfera – Università Benincasa di Napoli). La quasi totalità del campione, infatti, utilizza quotidianamente internet: quasi il 70% lo usa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque. Aumentando le ore di connessione ai social network, e in particolare a facebook, aumenta il tempo di esposizione alla informazione e alla disinformazione. Aggiungiamo che l’87,76% degli intervistati di Infosfera ritiene attendibile l’informazione che circola in rete .

Oltre ai noti problemi di dipendenza, trasformazioni nell’attenzione e nel pensiero profondo, vi è dunque un profondo cambiamento che riguarda la stessa esistenza democratica e il rapporto tra informazione telematica e democrazia.
Sono dati che politicamente possono significare ulteriore allontanamento dalla vita reale per sostituirla con una realtà virtuale nella quale si guardano le esistenze degli altri e si commentano, incanalando così l’aggressività e mettendosi al riparo dalle frustrazioni della vita reale. Ma, soprattutto, indebolendo la volontà di partecipare in carne ed ossa, di scendere in piazza, di incontrarsi e discutere guardandosi in faccia, invece di affidare la propria partecipazione a un click.
Oggi Trump affida le sue comunicazioni a twitter e Salvini usa le emoticon mentre istiga all’odio razziale. Se la comunicazione politica sdogana l’arbitrarietà nell’informare si offuscano gli anticorpi contro le malattie demagogiche e autoritaristiche. Democrazie e dittature diventano tutte ugualmente legittime, le idee tutte opinabili, e le motivazioni a sostegno tutte ugualmente attendibili nella “web democrazia”.

Ma in Italia il sistema di informazione deve poi fare i conti anche con la bassa capacità di lettura e comprensione di un testo semplice da parte degli adulti italiani che, come rileva l’Ocse, è tra le peggiori e ci pone nell’ultima posizione in un range che va dal 5% del Giappone al 28% dell’Italia.

Ancora una volta assume, quindi, un ruolo decisivo di vera e propria emergenza l’educazione all’uso consapevole della rete che deve puntare sulla formazione di una coscienza critica. Elemento indispensabile per combattere le dichiarazioni di odio, l’incitamento alla violenza , le fake news costruite per orientare politicamente le persone più povere di strumenti culturali. Investire su educazione e cultura rimane la principale arma per difendere la democrazia.

di Vanna Iori, senatrice pd

26 luglio 2018
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