Per abitare la Terra

Gli attori politici mondiali stanno sottovalutando i rischi dei cambiamenti climatici
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Nei giorni scorsi si è abbattuta sulla città messicana di Guadalajara una grandinata apocalittica che ha sepolto la città sotto due metri di ghiaccio. Un fenomeno atmosferico assolutamente anomalo che il governatore dello Stato, Enrique Alfaro, ha ricondotto al cambiamento climatico.

Ma quello osservato in Messico “è soltanto uno degli innumerevoli fenomeni cui stiamo assistendo negli ultimi anni. Se supereremo le soglie di non ritorno, come la distruzione della calotte polari, per gli analisti il climate change si trasformerebbe in un evento non più prevedibile, con il riscaldamento che si autoalimenterebbe anche senza l’intervento degli uomini”, riflette la senatrice del Pd Vanna Iori.

Nei giorni scorsi “è stato pubblicato dai ricercatori del prestigioso National Center for Climate Restoriation australiano, uno studio accurato che delinea uno scenario in cui entro il 2050 il riscaldamento globale innescherà drammatiche e irreversibili alterazioni dell’ecosistema globale. L’innalzamento di tre gradi centigradi della temperatura terrestre farà collassare buona parte degli ecosistemi, dall’Amazzonia alla barriera corallina, il 35% della superficie terrestre, dove vive più della metà della popolazione mondiale, verrà investita per almeno un mese l’anno da ondate di calore letali, un terzo della superficie diventerà arida e inabitabile e assisteremo a una drammatica crisi idrica”, prosegue Iori.

L’analisi dice “molto chiaramente che gli attori politici mondiali stanno sottovalutando i rischi dei cambiamenti climatici, perdendo l’ultima occasione per mettere in campo iniziative economiche e tecnologiche che abbiano l’obiettivo di abbattere i livelli di CO2. Non stiamo facendo nulla, anzi, continuiamo a produrre emissioni di anidride carbonica, senza regole. Questo lassismo è un problema, perché gli sforzi per contenere le emissioni di anidride carbonica e di gas serra possono dare risultati se collaborano tutti”.

L’Europa “sta facendo la sua parte, mettendo in campo sforzi significativi con il taglio delle emissioni mentre Usa, India e, soprattutto, Cina stanno aumentando l’uso di carbone. Nonostante il grande aumento delle rinnovabili, le emissioni globali continuano ad aumentare, dimostrando ancora una volta che servono azioni urgenti su tutti i fronti» ha sottolineato Fatih Birol, il direttore generale dell’Aie. Ci stiamo avviando a una corsa pericolosa verso la fine della civiltà come la conosciamo oggi. Forse noi sopravviveremo ma, come ha affermato Joachim Scellenhuber del Postdam instiute, distruggeremo tutto quello che abbiamo costruito negli ultimi duemila anni“.

“La rottura dell’ecosistema planetario è imminente e non basteranno le momentanee indignazioni né le occasionali proteste. Occorre ripensare l’umanità e il cosmo secondo una razionalità nuova, capace di una rivoluzione concettuale nell’interpretare il rapporto mondo-persona. Dovremo implementare una conoscenza trasformatrice che coinvolge il livello scientifico, politico e pedagogico, ossia insegnare una visione del mondo che richiede coraggio, rigore, saggezza, pazienza, problematicità, umiltà”, conclude Iori.

 

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