Tap, la ‘direttiva Seveso’ non andava applicata

È quanto emergerebbe dalla super perizia depositata oggi e disposta dal gip del tribunale di Lecce

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BARI – Il gasdotto Tap non può essere assoggettato alle norme previste dalla direttiva Seveso. È quanto emergerebbe dalla super perizia depositata oggi e disposta dal gip del tribunale di Lecce nell’ambito dell’incidente probatorio aperto nell’indagine avviata dalla procura di Lecce. “Non sono state trovate in Italia o in Europa strutture tecnologiche analoghe al terminale Prt di Tap, in cui sia stata applicata in qualche forma la direttiva Seveso”, si legge nella perizia sul gasdotto che porterà in Puglia il gas azero. 

Nelle 32 pagine del documento i periti cercano di chiarire se – come ipotizzato dall’inchiesta in corso – il progetto del terminale di ricezione Tap avrebbe dovuto essere assoggettato alla direttiva Seveso. I periti avrebbero stabilito che l’opera non può essere assimilata a uno stabilimento e il terminale Tap unitamente a quello di Snam per la interconnessione con la rete nazionale devono essere considerati due progetti separati. Perciò, l’iter autorizzativo a cui sono stati sottoposti in maniera separata è legittimo. 

L’inchiesta sul Tap riguarda tre filoni investigativi: applicazione della Seveso al terminale di ricezione, inquinamento della falda nei pressi del cantiere di San Basilio ed espianto degli ulivi nell’area di ‘Le Paesane’. 

Le conclusioni a cui sono arrivati i periti riguardo alla non applicabilità della Seveso, di fatto legittimano il progetto così come è stato autorizzato. 

“Siamo molto preoccupati dai risultati di questa perizia. Messe da parte le arrampicate sugli specchi dei periti, i numeri crudi dicono che tra Tap e Snam a masseria del Capitano ci sono cento tonnellate di gas di hold up, più del doppio di quello dichiarato da Tap nella prima inchiesta”, dichiara Gianluca Maggiore portavoce degli attivisti del movimento No Tap.

di Alba Di Palo

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21 Novembre 2018
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