La nota del direttore - Perché si tornerà a votare... presto

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La nota del direttore – Perché si tornerà a votare… presto

ROMA – Mentre i ‘Mille’ nuovi parlamentari sbarcano a Roma per occupare la loro poltrona alla Camera e al Senato, qualcuno già pensa a come farli sloggiare. E per capire quello che succede sulla terra bisogna alzare gli occhi, e guardare al Colle. Non solo a quello che farà il Capo dello Stato adesso, ma a quale Parlamento dovrà votare nel 2022 il nuovo Presidente. Prima però bisogna spiegare.

Vero che i due vincitori, Matteo Salvini, capo della Lega, e Luigi Di Maio dell’armata ‘grillina’ si mostrano fiduciosi e sorridenti, sicuri di portare a casa il risultato. Quale? Ancora non si sa, qualcosa si capirà venerdì quando si eleggeranno i nuovi presidenti della Camera e del Senato.

Lega e M5S marceranno uniti eleggendo i loro? Il Centrodestra si dividerà e Berlusconi cercherà di portarne a casa uno per Forza Italia? Il Pd cercherà di giocare un ruolo o starà fermo a guardare gli altri? Gira che ti rigira, alla fine, nessuno da solo ha i voti che servono per ‘comandare’ e quelli che mancano è difficile portarli dalla propria parte.

Di qui, dietro le quinte parlamentari, si incrociano due scenari: il primo, addirittura, che porta a rivotare a Giugno, tra due mesi e mezzo; l’altro che arriva fino alle prossime elezioni Europee di Giugno 2019.

Voto tra due mesi e mezzo: sembra impossibile ma, guardando le cose con il giusto distacco, molti dubbi trovano risposta. Intanto non ci sarebbe bisogno di varare un nuovo Governo perché resterebbe in carica Gentiloni. Viene in mente quanto successo in Spagna, con i cittadini chiamati più volte a votare. Alla fine a Madrid è nato un governo di centrodestra di minoranza che si regge in piedi grazie all’astensione (e quando serve il voto) dei Socialisti che quando vogliono fanno anche opposizione. Lì si prende tempo in attesa che gli elettori, che finora hanno scelto partiti populisti, ritornino nelle vecchie case. In Italia, con il voto tra 2 mesi e mezzo, i due schieramenti- Centrodestra a guida Salvini e M5S- si rivolgerebbero ai cittadini chiedendo di avere la maggioranza per formare un governo da soli, senza bisogno di rivolgersi all’esterno.

Se la mossa riuscisse, a quel punto ci sarebbe un governo con un orizzonte di 5 anni e quindi capace di gestire la prossima legge di Bilancio a fine anno, con tagli per evitare l’aumento dell’Iva ma anche con qualche passo in direzione di quanto finora promesso ai rispettivi elettorati: dalla cancellazione della legge Fornero al reddito di cittadinanza, dall’abolizione dei vitalizi all’incremento delle pensioni più basse.

Questa possibilità viene vista come il fumo agli occhi sia da Berlusconi e Forza Italia che dal Pd. Con così poco tempo a disposizione la scena sarebbe tutta di Salvini e Di Maio, e alla fine soltanto la Lega e M5S avanzeranno con Forza Italia e Pd ridotti ai minimi termini.

Dalla debolezza di Forza Italia e Pd potrebbe nascere il secondo scenario, quello che prevede di votare con le Europee del 2019. Ci sarebbe un anno di tempo per riorganizzarsi sui territori, facendo provare ai cittadini che cosa significa votare il ‘populismo’. Con la speranza che una parte sostanziosa torni a casa. Questo scenario prevede la nascita di un governo sostenuto dal Pd. Del centrodestra o dei ‘grillini’? In casa Pd, chi ragiona e non è ossessionato dal far vedere i sorci verdi al M5S, spiega che sarebbe scelta saggia appoggiarli: “Perché lì è finito il nostro elettorato. Al Pd serve tempo, bisogna far governare i ‘grillini’ da soli, garantendo con sorteggio chi del Pd di volta in volta dovrà votare la fiducia ai loro provvedimenti. Li si metterà alla prova, per loro saranno dolori, e alla fine i cittadini tra un anno potranno esprimere un voto più consapevole”.

Perché non appoggiare un governo di centrodestra? “Sarebbe un grave errore. Perché il vento ‘populista’ già spinge a destra e quindi si andrebbe ad aiutare chi ha già il vento in poppa. Anche lì, stoppando Salvini, si darebbe a Berlusconi il tempo necessario per riportare Forza Italia alla guida”. Soltanto così, spiega chi ha la giusta esperienza, si potrà creare un nuovo quadro politico e un Parlamento più in sintonia con le scelte da fare: “Nel 2022 bisognerà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Vi immaginate che cosa accadrebbe se ad eleggerlo ci fosse un Parlamento come quello di oggi? Al Colle salirebbe un folle…“. Ecco perché da qui al 2022 ci sarà comunque un voto, tutto sta a vedere quanto prima: tra due mesi e mezzo o con le Europee a fine Maggio 2019?

20 marzo 2018
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